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Food Marketing: come scegliere le strategie di business

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Il Food Marketing e le soluzioni per il business agroalimentare

Conoscere il food marketing, ovvero le strategie commerciali per vendere alimenti on line è la risposta alla crisi e alla competitività che vede molte piccole e medie italiane impreparate. Soprattutto in questo momento che ha come protagonista il braccio di ferro tra le aziende italiane e la questione dell’olio tunisino a dazio zero.

 

Tutelare il Made in Italy e nuove opportunità di mercato

Si parla dell’olio Made in Italy da tutelare contro le possibili frodi e delle opposizioni alle decisioni del Parlamento Europeo. Ed è in questo scenario poco rassicurante che occorre forse guardare altre vie percorribili e necessarie per rilanciare la reputazione dell’agroalimentare Made in Italy, ma come?
Non basta avere solo un buon prodotto di qualità ma, come in qualsiasi attività imprenditoriale, occorre saper valutare nuove possibilità di business e ottenere i massimi risultati.

 

Leggi anche: Come valutare se la tua idea imprenditoriale avrà successo

 

Lo spiega a PugliaNEXT Giammaria de Paulis, presidente del Gruppo Giovani Imprenditori della Confidustria di Teramo, già autore del libro Facebook: genitori alla riscossa. Vademecum per non smarrire i propri figli online (Galaad Edizioni) e autore del libro Food Marketing: Web e Social. Strategie di business on line per avere successo nell’agroalimentare (Franco Angeli editore) un vademecum utile soprattutto per le piccole e medie imprese che vogliono iniziare a vendere alimenti on line o migliorare la loro performance per ottenere maggiori risultati.

 

Food Marketing: come scegliere le strategie di business

Il suo libro “Food Marketing : web e social” è uno degli studi italiani sull’importanza del legame del settore agroalimentare e web. Secondo lei c’è ancora reticenza nel food ecommerce in Italia?

«Ogni importante innovazione richiede sempre una tempistica perché l’imprenditore possa conoscerla, capirla e infine acquisirla per farla propria del suo business. Nel settore del food oggi siamo nella fase finale, tra il capire e l’acquisire sistemi di food ecommerce, infatti diverse sono le aziende che ne colgono i vantaggi e hanno avviato reali politiche di food e-commerce, ma mancano all’appello ancora molte piccole imprese che ne trarrebbero il maggior beneficio.

Il libro nasce proprio per spronare il piccolo imprenditore a utilizzare tali strumenti online al fine di far crescere la propria azienda, il proprio business e provare ad internazionalizzare.

Infatti proprio l’e-commerce può essere visto come un primo e più rapido strumento low cost per internazionalizzare online la propria attività, soprattutto nel settore agroalimentare, fulcro del Made in Italy più amato al mondo».

 

Vendere alimenti on line e le PMI

Le piccole imprese locali si sono evolute, seguendo i casi di successo che lei analizza contestualmente nel suo libro, o non hanno fiducia nella vendita di prodotti alimentari on line?

«Credo che oggi non sia tanto un problema di fiducia nella vendita dei prodotti alimentari online, (basti pensare a colossi come Amazon ed eBay, che si preparano ad aprire veri e propri supermercati online nel nostro paese) piuttosto si tratta di un problema legato alla poca cultura informatica e di marketing di molte aziende nostrane e alle complesse problematiche di tipo logistico nella vendita online del prodotto alimentare quali, ad esempio, il trasporto, le vendite all’estero (sono molto rigide le regole per l’esportazione di prodotti alimentari), la conservazione del prodotto durante il viaggio (soprattutto per i prodotti freschi). Riuscire a risolvere tali problematiche significa incentivare notevolmente il food ecommerce italiano».

 

Web e Agroalimentare: Come trovare nuovi clienti

Gli strumenti del web (social network, siti web, ecommerce, video, app…) sono un’opportunità per le aziende anche piccole perché permettono dialogo, informazione e attirano nuovi clienti. In che modo dovrebbero interagire questi strumenti?

«La Creazione di un sito web o l’apertura di un canale social devono far parte, più che mai, di una chiara strategia aziendale e tali attività non possono più essere lasciate a sporadiche e poco condivise iniziative di qualche collaboratore interno sufficientemente pratico di informatica. Quindi come prima indicazione occorre impostare un piano web/editoriale che individui in maniera chiara tutti gli strumenti online che dovranno interagire tra loro. Nel libro ho dedicato un intero capitolo su come definire un piano web marketing, in quanto la pianificazione spesso viene dimenticata pur di avere il sito web online nel più breve tempo possibile. Non possono quindi prescindere nel piano di web marketing i seguenti punti e le interazioni che tra essi intercorrono:

Analisi della concorrenza online, ricerca dei competitor, analisi quantitative e qualitative dei loro portali.
Definizione degli strumenti da utilizzare:

  • Sito web: sito graficamente gradevole in linea con la comunicazione aziendale almeno in ITA/ENG con relativo ecommerce direttamente collegato al catalogo prodotti
  • Email marketing: costruzione di una banca dati di mail reali e valide (non pescate su internet senza tener conto della privacy) alla quale fornire aggiornamenti dei prodotti, del sito e del settore di riferimento. Quindi è importante definire una newsletter che informi e non solo promuova i prodotti aziendali con link in evidenza che rimandano al sito.
  • Social media marketing: definire almeno un canale social (Facebook in prima battuta successivamente anche Youtube e Printerest/Instagram, ottime per il food photography) che inviti gli utenti ad interagire, ma che rimandi sempre al sito web.
  • Indicizzazione: effettuare le principali attività di indicizzazione sui motori di ricerca per aumentare la visibilità del sito e dei relativi prodotti.

In pratica tutto deve ruotare e interagire con il sito web, vero fulcro delle attività di web marketing».

Quali sono gli errori da evitare nella gestione degli strumenti del web?

 «Il primo grave errore da evitare nella gestione di questi strumenti è “non pianificare”

e pensare che la propria presenza web si possa ridurre alla creazione di un sito e al massimo una pagina Facebook. La pianificazione è necessaria non solo per sviluppare ex-novo il progetto, ma soprattutto per manutenerlo e farlo “vivere online”, cioè far sì che si percepisca davvero un desiderio di condivisione con i propri clienti.

Il secondo errore, quindi, è la “mancata presenza online”, nel senso che molte aziende si limitano ad attivare gli strumenti online, ma poi non li utilizzano, non li aggiornano

e spesso un messaggio privato su un social network attende una risposta anche dopo un mese: tutto ciò lede l’immagine aziendale. Occorre quindi comunicare quotidianamente con i propri utenti accompagnandoli nella scoperta dei prodotti e dei servizi.

Ultimo grave errore è voler “comunicare troppo e male”: occorre chiarezza.

Nelle interfacce grafiche, nei testi, è importante scegliere immagini emozionali, contenuti accattivanti, altrimenti l’utente, già pigro di fronte ad un monitor, sposterà la sua attenzione su altri siti e portali, del resto basta un semplice clic per scappare via»

 

Tre consigli per le piccole aziende pugliesi

Tre consigli per una ipotetica piccola azienda olearia che lavora solo sul territorio strettamente locale e che deve sviluppare il suo piano marketing.

  1. «Creare un piccolo sito web almeno in italiano con qualche pagina in inglese. Ancora meglio se all’interno è possibile effettuare operazioni di prenotazione/acquisto del prodotto. Consiglierei di inserire anche un piccolo blog in italiano in cui presentare, ad esempio, ricette e curiosità sul prodotto».
  2. «Creare una pagina Facebook (e non un profilo personale, tipico errore delle aziende nostrane) con la quale promuovere l’azienda e i suoi prodotti tramite consigli, ricette di qualità e conversazioni con gli utenti».
  3. «Assicurarsi una presenza costante online con aggiornamenti su Facebook (almeno 4 volte a settimana) e sul sito. Qualora il budget lo permettesse, sarebbe opportuno avviare anche qualche piccola attività promozionale su Google o Facebook con campagne pay-per-click, così da promuovere rispettivamente sia il sito web che la pagina Facebook».

 

Ecommerce o dropshipping: soluzioni per le PMI

Ecommerce proprietario o dropshipping? Cosa consiglia?

«La scelta di un ecommerce proprietario o di un dropshipping è una scelta importante e dipende spesso dalle dimensioni dell’azienda, dai budget disponibili e soprattutto dalla strategia che si desidera attuare. Sicuramente un ecommerce proprietario ha il vantaggio di costruire un sito online che rispecchi esattamente le esigenze dell’azienda, ne identifichi il brand o la qualità e varietà dei prodotti, ma del resto richiede investimenti più rilevanti in termini economici e organizzativi. Le vendite tramite dropshipping sono più semplici inizialmente e richiedono sicuramente un investimento minore (anche perché parte dei costi viene spesso calcolata sulle reali vendite), però non si hanno tutta quella flessibilità e personalizzazione strategica che un ecommerce proprietario può dare.

Il vantaggio principale di un dropshipping è la facilitazione nella vendita/spedizione e la possibilità di proporsi già a una comunità di utenti pronti ad acquistare (vedi eBay o Amazon).
Per piccole aziende agroalimentari, il consiglio potrebbe essere quello di cominciare con un dropshipping e vedere gli andamenti per poi, piano piano, trasformarsi anche in un ecommerce proprietario.

Per aziende più grandi, con brand più conosciuti, è sicuramente consigliato un ecommerce proprietario, ma una presenza all’interno di un dropshipping potrebbe sicuramente aumentare le vendite e incrementare la conoscenza del marchio».

 

Food Marketing in Italia. Situazione attuale e previsioni per il futuro

 Situazione attuale in Italia sul food marketing. Qual è il suo parere a riguardo?
«La cultura del food marketing cresce rapidamente, soprattutto perché il settore agroalimentare italiano ben si presta alla vendita nazionale, ma soprattutto internazionale, e quindi è necessario per le aziende nostrane sviluppare veri ed efficaci progetti di marketing per entrare nei nuovi mercati. Ne sono un esempio le campagne pubblicitarie avviate negli USA sulla promozione del prodotto alimentare italiano. La crescita di tale cultura, inoltre, è sicuramente dovuta anche ad una spinta ottenuta da Expo, che ha centrato il suo focus sulla nutrizione e sul cibo. Quindi nei prossimi mesi ci sarà una forte ascesa di piccole e micro aziende che utilizzeranno tecniche di food marketing, e nello specifico di food ecommerce, per raggiungere mercati fino a oggi ritenuti impossibili.

 Che futuro prevede per il food marketing?
«Il food marketing, così come è accaduto per il turismo, sta avendo una fortissima accelerazione che sempre più lo avvicinerà ai nuovi strumenti digitali (web, ecommerce, app e social). Ci sarà davvero spazio per tutti online, ma solo chi studierà e pianificherà corrette strategie di marketing e promozione, potrà vincere questa sfida; chi al contrario si improvviserà, rischierà di fare un buco nell’acqua, perché il mercato diverrà sempre più competitivo e globale».

Giornalista e docente di visual e content marketing per le imprese e nei corsi professionali. Si occupa di comunicazione web, graphic design e copywriting.