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Fino al 30 luglio i laboratori gratuiti della Scuola Open Source

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Fino al 30 luglio resteranno aperti i laboratori XYZ della Scuola Open Source. La startup barese che, grazie alla sua formula e visione, è l’unico progetto del Sud (fra 700 da tutta Italia) ad essersi aggiudicato uno dei tre premi del bando Che-Fare per le migliori idee di innovazione sociale e culturale. Cinquantamila euro di dotazione per una sfida partita da Bari, dalla Puglia, “per aggregare – ha spiegato la presidente Lucilla Fiorentino nella conferenza stampa di presentazione – chi si occupa di ricerca e innovazione in tutte le sue forme, sperimentando sul campo, fra contaminazione e multidisciplinarietà, in un modello aperto e a forte connotazione sociale, che si dedica alla ricerca per il pubblico e il privato, e alla didattica, dai più giovani fino a professionisti e manager”.

Nei fatti, si riuniscono: artigiani digitali, maker, artisti, designer, programmatori, pirati, progettisti, esperti di tecnologia, scienza, arti visuali, robotica, domotica, biologia, elettronica; tutti accomunati da un progetto di didattica innovativa a codice aperto.

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Tra i partner della scuola anche il Comune e il Politecnico di Bari. “Quando ho incontrato la prima volta questo gruppo di giovani talenti, di innovatori, in cerca di supporto per la loro iniziativa – ha ricordato l’assessore comunale alle Culture, Silvio Maselli – come amministratore non mi è parso vero: proposte concrete da soggetti del corpo sociale, veri agenti del cambiamento, in piena sintonia con le nostre politiche di sviluppo culturale. Per accelerare percorsi fra tradizione e innovazione, tra radici e ali, che valicano i confini territoriali”. Sulla scia il rettore del Politecnico Eugenio Di Sciascio: “Abbiamo subito dato credito al progetto, allo sperimentare con meccanismi formativi diversi, con nuove professionalità e bagagli di esperienze che attraggano una comunità. Modelli e metodi che devono ormai contaminare anche l’Università”.

A illustrare l’avvio delle attività a Bari – epicentro la città vecchia, ma vocazione nazionale e internazionale – sono stati il direttore didattico e vicepresidente della Scuola Alessandro Tartaglia e il direttore scientifico Alessandro Balena. Si parte dunque con i laboratori XYZ: ossia la creazione della Scuola da parte della sua stessa comunità.

Fino al 30 luglio aperti i laboratori gratuiti della Scuola Open Source

Una full immersion multidisciplinare con i 24 docenti e tutor e i 60 partecipanti (numero chiuso) che dalle 9,30 alle 19,30 ogni giorno in Sala Murat e, a supporto, al vicino Isolato 47, la palazzina di tre piani in Strada Lamberti 13, sede della Scuola grazie a una convenzione col Politecnico.
Ogni pomeriggio, inoltre, in programma brevi talk di mezz’ora, aperti e gratuiti, con docenti ed esperti la cui prenotazione è obbligatoria per massimo 50 posti.

La SOS ha già stretto partnership, oltre che con Comune e Politecnico di Bari, anche con Isia Urbino e Lega Coop. Molti i docenti e i tutor che appoggiano il progetto e verranno a Bari gratuitamente, come: i direttori di cheFare, Bertram Niessen, e dell’Isia di Urbino, Luciano Perondi; Giovanni Lussu e Giovanni Anceschi, tra i massimi teorici italiani di design; Giacomo Leonzi, cofondatore del primo FabLab italiano, a Torino; o Salvatore Iaconesi, hacker e progettista di fama internazionale. Quanto ai 60 partecipanti, sono stati selezionati fra 199 richieste da tutta Italia e da Germania, Lituania, Serbia, Inghilterra, Olanda, Brasile, Argentina, Colombia: tutti disposti a venire in Puglia a proprie spese (viaggio, vitto e alloggio) per prendere parte all’esperienza.

La Scuola annovera tra i suoi modelli di riferimento, in termini di ispirazione, Walter Gropius e alla sua mitica scuola Bauhaus, la fabbrica di Adriano Olivetti, la comunità scacchistica di Roycroft, il metodo dell’Accademia Platonica. Del resto, è indicativo l’acronimo della Scuola: un Sos lanciato a chi si “pre-occupa” del futuro.

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