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Cosa cambia con la Riforma sul Copyright 2018?

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Il testo sulla riforma del copyright 2018 dopo esser stato votato e approvato il 12 settembre scorso subirà alcuni cambiamenti rispetto a quello bocciato solo a luglio.

 

Per chi volesse leggere la versione integrale sul sito del Parlamento Europeo, ma diversi media e testate giornalistiche riportano particolare attenzione su alcuni articoli che stimolano un po’ di attenzione anche sugli sviluppi futuri che prenderà la riforma sul copyright.

 

Ecco cosa cambia con la Riforma sul Copyright 2018?

 

Articolo 11

Sostanzialmente intende tutelare la fonte originale dalle copie condivise.

Pensiamo a quei contenuti condivisi sulle piattaforme web. Se questa riforma pensava di tutelare l’editoria in crisi, tiene conto che gli stessi aggregatori di notizie (come Google News) sono utili anche per la diffusione e la reperibilità del contenuto?

 

Questa riflessione nasce dal comportamento dei lettori che assisterebbero con gli aggregatori di notizie a un’anteprima del contenuto, grazie agli rich snippet che mostra la foto, il titolo e una metadescription.

Se è vero che il lettore avrebbe un’anteprima e potrebbe anche decidere di non leggere l’articolo, occorre tener conto che gli snippet aiutano il contenuto nella SERP e permettono al contenuto di essere trovato dall’utente.

 

Ma esiste anche la possibilità di deindicizzare un articolo, come accade per quei fatti che si appellano al diritto all’oblio. Ovvero si può in pratica dire a google di non mostrare quel contenuto intervenendo nel file robots.txt del sito e dando istruzione agli spider (ad esempio Googlebot) di non indicizzare quel contenuto di testo o immagini con la stringa disallow.


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Ma pur comprendendo le ragioni di un’anteprima di foto, titolo e descrizione così alla mercé del web che non garantisce la lettura e quindi il compenso per l’editore, si noti che la pratica per non indicizzare un contenuto era ben nota, che la presenza nei siti aggregatori di notizie permetteva maggiori possibilità di lettura, soprattutto alla luce del fatto che le modalità di lettura sono cambiate col web. I lettori non cercano le notizie sulle homepage delle testate, le cercano su google e questo distinguo può esser utile per comprendere quanto sia davvero utile la riforma del copyright.

 

Discorso a parte forse per Facebook dove sono gli stessi editori a postare i link sulla piattaforma, laddove con lo stesso meccanismo degli open graph di Facebook mostra un’anteprima del titolo, immagine e breve descrizione.


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Articolo 13

Le piattaforme che consentono la condivisione di contenuti caricati dagli utenti sono responsabili degli stessi contenuti in ogni parte e quindi si rende necessario individuare che non venga leso il copyright e conformemente agli accordi di licenza della piattaforma.

 

Diventa sempre più complicato comprendere le evoluzioni sulla riforma sul copyright, come il GDPR, che servono per regolamentare il traffico web e il comportamento dei fruitori e prestatori d’opera ma che con i cambiamenti sempre più immediati diventa difficile inquadrare in una legge qualcosa che è in perenne mutamento. Si rischia di non aver il tempo di imparare qualcosa che diventerebbe già obsoleto. Ma chi lavora col digitale sa che l’aggiornamento è fondamentale e imprescindibile.

 

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