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Bufale, come scovarle in 5 minuti ed evitare di condividere false notizie

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Potremmo dire che la diffusione delle bufale abbia avuto vita facile grazie ai social eppure le “leggende metropolitane” sono sempre esistite, sebbene oggi siano amplificate dalla condivisione. Basta un’immagine a forte impatto emotivo, un titolo sensazionalistico e un fatto che si spinge fino all’inverosimile tale da sembrare fin troppo vero… Per essere vero.

Bufale, come scovarle in 5 minuti ed evitare di condividere false notizie

Qual è il meccanismo delle bufale in rete? Ci vengono date in pasto notizie, fatti che non fanno che fomentare il malessere, la rabbia sui social (haters) e la polemica fine a se stessa. Senza sapere che quelle che riscuotono più emotività forse sono solo delle bufale.

Tuttavia, c’è un modo per scovare le bufale in rete ed evitare di diventare complici dei ‘bufalari’.

A parte le critiche (ahinoi fondate) che saremmo analfabeti funzionali e che, secondo lo scomparso linguista Tullio De Mauro, l’80% avrebbe difficoltà a ricavare informazioni utili da un testo scritto, ma anche che il 70% avrebbe addirittura difficoltà di comprensione del testo scritto. Si parla persino di 5 milioni di italiani che hanno problemi di lettura, scrittura e computazione.

Il compito della mediasfera e della blogosfera è quello di informare soprattutto nell’era del web, ma anche quello di confutare e sbugiardare le fake news. Ma non solo, anche di chi vive il mondo social, ha un compito importante: quello di non condividere le false notizie e non contribuire a diffondere cattiva informazione.

L’Accademia della Crusca parla di “bufolata” palio ai tempi di Lorenzo ‘il Magnifico’ in cui si cavalcava una bufala (femmina del bufalo) o l’origina del termine potrebbe essere anche un’evoluzione del dialetto romanesco riconducibile a una cosa falsa, una fregatura.

Le bufale sono notizie false che circolano e godono dell’Amplifying Power della rete. Avete mai pensato quante volte un articolo viene condiviso e quante volte, in base alle condivisioni apparirà nelle timeline degli amici che a loro volta lo renderanno visibile ad altri, e così via?

quali sono le conseguenze di una bufala diffusa in rete?

Questo gioco della condivisione genera una popolarità sociale della notizia stessa. Bene se sono notizie vere, ma cosa accade quando si dà risalto a una notizia falsa?

Le notizie false fomentano malcontento, incapacità di creare un’opinione personale libera da condizionamenti, impossibilitando coloro che “abboccano”, proprio perché ci credono, a cercare informazioni utili, a crearsi una coscienza libera da pregiudizi e, anzi, ad alzare ancor di più il muro dei pregiudizi. Pregiudizi di qualsiasi tipo.

Le bufale più famose che circolano in rete trattano argomenti come il lavoro, pregiudizi razziali, di genere, la salute, la politica e gli animali che rientrano sempre più nella sfera affettiva. Insomma un calderone di tutto quello che genera timori. Spesso sono notizie condite dalle 3 S: Sesso, Sangue e Soldi.

Il lancio di una notizia con uno di questi temi caldi, se utilizza titoli fuorvianti, immagini che ritraggono il personaggio in questione imbruttito o in atteggiamenti particolari potranno far diventare la notizia una bomba pronta a far esplodere la rete.

La colpa, tuttavia non è della rete, è nostra perché la “rete siamo noi”. Potremmo addebitare la colpa a chi non legge, non presta attenzione alle notizie, a chi non si pone nemmeno il dubbio che quella che sta leggendo è forse un’esagerazione che ben si discosta dalla realtà.

Una headline diretta dal taglio giornalistico è la tecnica da clickbaiting che usano anche i bufalari per “amplificare il potere” con la condivisione del post.

Ma perché si diffondono le bufale?

Sostanzialmente per interessi pubblicitari legati alle visualizzazioni. A volte si crea un vero network di siti bufale che si rifanno per similarità del nome anche note testate nazionali.

“E ma se lo dicono i giornali allora è vero”. Questa affermazione gioca sulla fiducia che i lettori accordano ai siti giornalistici.
Proprio per questo, molti siti di fake news giocherebbero su una sorta di deformazione paronimica (una lettera che cambia la parola ma dal suono simile: es. carta canta) e nello specifico, ad esempio, la nota testata “Il Giornale” diventerebbe il sito “Il Giomale” che si definisce “satirico” o “Il Fatto Quotidiano” diventerebbe “Il Fatto Quotidaino”.
Nel primo caso assistiamo a un’assimilazione tra le consonanti “rn” che a prima “svista” nascondono la “m” e così nel secondo caso un’inversione di lettere che può far credere che si stia leggendo un articolo di una testata importante che mai pubblicherebbe consapevolmente una bufala, ma invece è un sito bufalaro.

Perché sono pericolose le bufale in rete?

Le bufale in realtà fanno anche ridere, per chi è consapevole che c’è solo da sorridere e ironizzare senza prendere sul serio. Chi non ne è consapevole, rischia di cadere nella rete dell’allarmismo, del populismo. Immaginate di leggere notizie che creano allerta ad esempio su questioni delicate come epidemie. Si creerebbe un vero terrorismo mediato infondato. Le notizie vanno verificate alla fonte (fact checking) evitando teorie del complotto che di certo non aiutano l’alfabetizzazione e il pensiero critico, ma affossano chi non riesce a farne la distinzione.

I media hanno il dovere di spiegare e contrastare l’amplifying power delle bufale.
Le bufale possono diventare pericolose e molti giornalisti o admin (esperti webmaster) di alcuni blog si occupano di confutarle. Diversi siti come Butac.it, Il Disinformatico, Bufale.net e molti altri hanno deciso di occuparsi di debunking, smontando le notizie che circolano in rete e aiutando a riconoscerle.

 


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Le bufale però, alcune volte, si travestono ancora meglio e svestono i panni da “notizia” per vestire quelli da “promessa di un premio” come un giveaway di un gadget o smartphone o un accessorio moda per la modica cifra di “un like” e una condivisione per il ‘passaparola’ tra gli amici.

Dopo qualche giorno queste pagine social, di cui non si hanno siti web collegati o proprietari, come sorte da poco, così spariscono nel nulla cambiando nome in un’altra pagina con altre finalità di vendita o “vendendo quei like” ricevuti.
Anche quelle potrebbero essere definite come bufale. Diffondono la falsa credenza che basti un like, uno ‘share’ per ottenere un premio, che non arriverà mai.

Le bufale più famose

Prima individuare una bufala era più difficile, internet e l’essere “connessi” dovrebbe stimolare il pensiero critico e la capacità di verificare anche da soli. Per chi pensa che solo con il web sia apparso questo fenomeno deve sapere che in realtà è sempre esistito con le leggende metropolitane. Ce ne sono davvero tante e circolano anche prima dell’avvento del web come la falsa notizia dei “coloranti cancerogeni nelle merendine” come segnalato nella Bufalopedia dai giornalisti informatici Paolo Attivissimo ed Elena Albertini. La bufala era stata diffusa colposamente nel 1999 ma avvistata già nel 1976.

Come riconoscere una bufala in 5 minuti

Chiaramente per individuare una bufala serve tempo per verificare le fonti, per controllare che la notizia sia riportata anche da altre testate e che i siti ‘autorevoli’ ne diano traccia. Ma internet ci aiuta in meno di 5 minuti a riconoscere una bufala, a capire se la notizia è attendibile e, se siamo scrupolosi, a fare una verifica.

  • Copiare una stringa di testo dell’articolo che ci sembra bizzarro e incollarla nella barra di ricerca del browser. Premere invio e vedere i risultati della SERP cosa rispondono. Già questo potrebbe essere un inizio per smascherare la falsa notizia.
  • Se il titolo è eccessivamente inverosimile potrebbe essere una notizia falsa
  • Controllare i credits del sito web (l’autore). Se sono messi in chiaro e se magari è una testata giornalistica al 99,9% non sono notizie false. Lasciamo qui piccolo margine di errore perché potrebbe, purtroppo, accadere che gli stessi giornalisti non riescano a individuare la fake news ma che sarà rettificata, come da prassi giornalistica, in caso di errore.
    Leggendo i credits (footer a piè di pagina) spesso si potrà trovare un disclaimer che avvisa che il sito “non è a tutti gli effetti una testata giornalistica, e come magazine satirico alcuni articoli contenuti in esso potrebbero non corrispondere alla veridicità dei fatti”.
  • Google ci aiuta. I primi risultati nella SERP e nella sezione GoogleNews ci indicano i risultati di qualità.
  • Verificare l’immagine dell’articolo su Google immagini in due modi: salvando l’immagine e caricandola dal tasto upload, o copiando e incollando il link di riferimento. Clic su OK e possiamo scoprire Google quali informazioni ci restituisce.

Con internet dovrebbe essere più facile fare delle ricerche e trovare delle informazioni che sono davvero alla portata di tutti. Ma chissà perché non lo è: stiamo assistendo al fenomeno contrario di chi diffonde notizie false o non si cura di verificare. È anche vero, come l’esempio di prima che alcuni siti bufalari (segnalati da Bufale.net) giocano sull’identità simile dei più noti, ma è vero anche che basterebbe un po’ di curiosità, senso critico e volontà di approfondimento per evitare che queste false notizie possano circolare indisturbate.

Ora che sai cosa è una bufala hai anche tu una responsabilità nella diffusione della corretta informazione.

Direttore responsabile del Settimanale online PugliaNext. Giornalista pubblicista, si occupa di web, graphic design e copywriting.