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Vlog: Raccontare storie con i video. Dall’inchiesta allo storytelling. L’intervista a Giovanni Abbaticchio

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Giovanni Abbaticchio è un video maker, racconta storie con i video. Lo fa da sempre per lavoro, la passione per la regia che lo porta a sperimentare e imparare il mestiere sul campo: da Telebari ad Antenna Sud. Poi la specializzazione e i lavori per la Rai, La 7 e Sky. Una laurea in Pedagogia alle spalle, ma il pallino per la regia e il video making. Riesce a farlo diventare il suo lavoro fino a spaziare dal reportage d’inchiesta giornalistica al brand storytelling.

Inizia sempre il suo lavoro chiedendosi chi sarà il protagonista delle sue storie, che sarà lasciato libero di raccontare la vicenda e di raccontarsi.

Vlog: Raccontare storie con i video. Dall’inchiesta allo storytelling. L’intervista a Giovanni Abbaticchio

«Diventi il custode di un racconto, di un fatto. Si cerca di approfondire la fonte, -così descrive Giovanni Abbaticchio come nasce un’inchiesta- contattando le persone con cui si vuole fare il punto della situazione e che diventeranno i protagonisti o i portavoce della storia del reportage. Si va sul luogo dove si svolge la storia. Si parte con uno storyboard, delle domande scritte, ma ci si può slegare da queste ultime. Si entra in empatia con chi racconta».

Così come anche:

«Lo storytelling aziendale si fa partendo con la conoscenza dell’azienda, il luogo in cui si svolge l’attività, affinché quello che vuoi raccontare rispecchi i valori aziendali. L’approccio principale resta legato all’intervista, telefonica o colloquio, è comunque il primo approccio di cui bisogna tener conto».

 


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Dopo aver lavorato per diverse produzioni televisive nazionali, torna in Puglia per continuare il suo lavoro ed essere vicino alla sua famiglia.

Racconta -a PugliaNext- che uno dei lavori di inchiesta giornalistica che ha amato di più è stato quello che ha svolto con Sirene (in onda un po’ di tempo fa su Raitre in seconda serata), ritrovandosi con altri operatori a lavorare a gomito con le Forze dell’Ordine. Non è facile filmare i blitz a Scampia e il lavoro rischioso di chi deve scovare pusher e tossicodipendenti che studiano le tecniche per eludere i controlli. Una storia senza fronzoli, cruda la realtà amara dei quartieri di Gomorra, dove la ”Legge” per entrare deve bussare. E non è la benvenuta.

 

Il cuore della storia è la storia stessa, così si approda dall’inchiesta al branded content, quando filma “Bari per Bene”, la campagna di sensibilizzazione, del Comune di Bari, al senso civico per la propria città. Ecologia e passione per lo sport (il calcio, molto sentito dai baresi) per uscire dagli schemi e raccontare l’amore per la squadra di calcio che passa per prima dal rispetto per la propria città.

 

Giovanni è anche un papà, che vuole dar voce a tanti padri come lui e lo fa con un progetto social: dei Vlog su Facebook che raccontano la vita dei padri, i rapporti padre e figlio, alla faccia di chi crede che i padri non abbiano tempo per i figli o non comprendano certe dinamiche che le mamme intercetterebbero prima.

E ci mette la faccia, racconta nei suoi video blog i momenti di vita quotidiana alle prese con le piccole conquiste di padre che vede crescere suo figlio e lo racconta con il disincanto e l’aria trasognata di chi ama la famiglia e il lavoro che fa, riuscendo a riunire i tasselli.

Così nasce The Walking Dad Story, una storia che nessuno aveva ancora raccontato, un progetto social spontaneo e che vuole ribaltare la convinzione comune che i padri siano poco attenti alle fasi della crescita e riunire in una community chi la paternità la vive in modo consapevole, dimostrando che “non tutti i padri sono zombie”.

 


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Così abbiamo chiesto a Giovanni Abbaticchio di raccontare -a PugliaNex- The Walking Dad Story in un’intervista.

 

Come nasce l’idea di The Walking Dad Story?

«The walking Dad Story, nasce perché avevo il desiderio di raccontare i padri, diciamo che è una categoria che non è molto raccontata e non è in grado di “fare gruppo” come accade per le madri che sono bravissime in questo. Le madri sanno come scambiarsi idee, pareri e supporto tramite forum, blog siti e pagine Facebook: sono molto unite».

 

Come scegli gli argomenti da trattare nei tuoi video di The Walking Dad Story?

«La mamma e il figlio hanno un legame viscerale, noi padri comprendiamo di essere diventati genitori in modo diverso, un po’ dopo. Il rapporto padre figlio è sempre in divenire. The Walking Dad lo immaginavo come un padre che cammina. Il pay off che ho immaginato, strizza l’occhio alla serie televisiva degli zombi giocando sul doppio significato che “non tutti i padri sono zombie” ovvero dei ‘morti che camminano’ ma partecipano alla vita del proprio figlio e della e della propria figlia. Volevo creare una comunità di genitori che si poteva ritrovare e lì ho usato il vlog. In quello che racconto ho deciso di metterci la faccia per dare un volto al progetto e per raccontare delle storie, dei video racconti che mostrano uno spaccato di vita quotidiana».

 

Hai incontrato delle difficoltà nei tuoi Vlog per la scelta degli argomenti?

«Gli argomenti li scelgo a seconda di quello che mi succede quotidianamente, con mia moglie, in famiglia o chiacchierando con i nonni, gli amici o prendo spunto da articoli di giornali.

«Cerco di trattare argomenti che vivo, se voglio di trattare argomenti che non conosco, cerco di farlo attraverso chi vive quel determinato momento, quell’aspetto dell’essere padre che a me non è capitato. Come una separazione, l’adolescenza, la perdita di un figlio, la pubertà o il primo menarca, perché alcuni argomenti non li ho vissuti. Per questo cerco argomenti affini a quello che vivo, che siano autentici e meno costruiti».

 

Nei tuoi Vlog racconti la relazioni tra padri e figli, ma anche nei rapporti con altre figure come le mamme o i nonni. Puoi raccontarci qualcosa a riguardo?

«Tutto è sempre in divenire. Anche la figura dei nonni, rispetto a prima, è cambiata (ride, ndr) adesso a 60-65 anni sei ancora giovane, non sei il nonno che resta a casa. I nonni di oggi sono diventati social, escono, coltivano le passioni, vanno a ballare. Si sentono ancora giovani. Dovremmo chiedere loro: Quando hai capito di essere diventato nonno?».

The Walking DAD # 14 – I nonni: ieri oggi e domani

🙅🏻‍♂ I nonni di ieri e i nonni di oggi a confronto.Buona visione!PARTECIPA, RACCONTA, CONDIVIDI e TAGGA genitori e nonni! 🙂 ✌🏻#TWDS #thewalkingdadstory #genitoriefigli #padriefigli #nonnienipoti #family

Geplaatst door The Walking DAD Story op vrijdag 3 maart 2017

Oggi basta avere uno smartphone e chiunque può fare delle riprese e raccontare una storia, cosa pensi a riguardo?

«Avere uno smartphone che ti permette di raccontare una storia è davvero una fortuna, ma bisogna saper raccontare la storia, avere un obiettivo. Chiedersi a chi mi sto rivolgendo, cosa voglio chiedere, come pormi e come rispettare il racconto dell’altro attraverso il video. Ad esempio,

per The Walking Dad Story, uso esclusivamente il telefono pur avendo la strumentazione professionale, punto più alla storia, al messaggio, alla qualità dei contenuti che alla fotografia, all’immagine o alla tecnica in sé perché voglio renderlo naturale, immediato.

Voglio raccontare una storia attraverso gli occhi di un padre. Il mio è un lavoro libero che scelgo di svolgere in autonomia».

 

"per The Walking Dad Story, uso esclusivamente il telefono pur avendo la strumentazione professionale, punto più alla storia, al messaggio, alla qualità dei contenuti che alla fotografia, all’immagine o alla tecnica in sé perché voglio renderlo naturale, immediato". -Giovanni AbbaticchioClick To Tweet

Non ti chiederemo quali consigli potresti dare ai neo papà, ma possiamo chiederti tre consigli che daresti ai neo video maker o a chi vuole iniziare?

«Non posso dare dei consigli ma ti accorgi di diventare padre solo dopo l’atto della nascita, forse quando ti chiama papà.

 

« Il consiglio che posso dare è di viverlo con autenticità, al di là delle regole, di educare in maniera silenziosa, facendo passare delle regole senza imporle. Importante è il dialogo e dare il giusto equilibrio, non troppa attenzione ma nemmeno poca. Il tutto con la libertà, che non vuol dire lasciargli fare qualsiasi cosa».

 


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E per chi ha iniziato da poco il lavoro di video making?

«Consiglio di studiare, approfondire, ascoltare i consigli dei più grandi e ricordarsi che per realizzare un buon prodotto non serve solo una buona reflex o una videocamera ma serve una buona idea e conoscenza culturale in generale.

«Bisogna partire dai piccoli strumenti, sfruttare quello che si ha, puntare al massimo col tempo. Ma ricordarsi che si parte sempre dalla storia. Se hai una bella storia, la puoi realizzare anche con un telefono».

Direttore responsabile del Settimanale online PugliaNext. Giornalista pubblicista, si occupa di web, graphic design e copywriting.