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Rigenerazione urbana e periferia: nasce il primo coworking comunale in Puglia. L’intervista a Giovina Caldarola

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L’idea del primo coworking comunale (il primo a costituirsi in Puglia) nasce solo nel 2013 a Ruvo di Puglia, in provincia di Bari. «All’inizio eravamo 5 ruvesi con destini, formazione e progetti differenti, così – racconta Giovina Caldarola, responsabile della comunicazione di La capagrossa – abbiamo deciso di mettere in piedi questo progetto. Nonostante tutti fossimo occupati, ci siamo resi conto che con le nostre competenze qualcosa di buono sarebbe potuto uscire.

 

Rigenerazione urbana e periferia: nasce il primo coworking comunale in Puglia

«Abbiamo pensato al coworking perché al nord nel 2013 era già una realtà affermata, abbiamo fatto uno studio del settore e abbiamo incontrato i ragazzi dell’ImpactHub di Bari che ci hanno dato suggerimenti per muoverci nel territorio.

Per la ricerca del naming hanno, come spiega Giovina, “abbiamo mutuato il termine dal vernacolo, usato dai contadini per esprimere tenacia e determinazione, per utilizzarlo come rappresentativo del nostro gruppo che è diventato un luogo aperto dove contenere competenze e idee”.

Di lì l’incontro con la startup XYZ, laboratorio urbano e l’unione per progettare insieme.

Ad ogni passo incontrano persone, radunano idee, abbracciano progetti e collaborazioni, così oggi i ragazzi del team sono diventati 9, muovendosi attivamente sul territorio “grazie ad un’amministrazione illuminata, ovvero -spiega Giovina- al sindaco Pasquale Chieco e i due assessori Monica Filograno e Monica Montaruli che hanno accolto e sostengono con partecipazione attiva”.

 

I ragazzi ruvesi che hanno vinto il bando comunale per la gestione di uno spazio per l’espletamento del servizio coworking del comune di Ruvo (2015) oggi sono nove, tutti con competenze diverse: Ivan Iosca, architetto, Giovina Caldarola, archeologa che si occupa di comunicazione, Valentina Caldarola web e graphic designer, Maria Antonietta Caldarola esperta di fundraising e noprofit, Davide Cantatore, renderista, Ciccio Cecalupo, consulente del lavoro, Roberto D’Introno, il fisico di XYZ che gestisce la parte del FabLab, Erica Guastamacchia, ballerina professionista che coordina gli eventi e attività coreutiche e Lucia Anselmi, commercialista.

 

Nel 2014, il periodo che precede la costituzione dell’associazione e la vincita del bando è stato un periodo preparatorio dove i ragazzi de Lacapagrossa conducono una ricerca di mercato Ma che cowo vuoi? per incontrare le esigenze e ascoltare le necessità dei cittadini.

 

Il 2015 è l’anno del crowdfunding per sostenere il Festival di Talos, evento annuale di musica jazz che anima la città e conosciuto anche all’estero. E riescono a raccogliere 2mila euro tra donazioni online e offline.

 

Ma anche altre iniziative che coinvolgono i 9 ragazzi ruvesi con altre associazioni come Laboratori Tanè, Giovani Idee Forum Ruvo, la SOS – Scuola Open source – i lMuseo Archelogico Nazionale Jatta di Ruvo e persino Tempo Riuso di Milano.

 

Il 2017 vincono primi in graduatoria insieme al coworking di San Vito dei Normanni, ExFadda, il bando Mettici le Mani per ricevere un finanziamento da utilizzare per sperimentare nuove attività negli spazi comunali che erano abbandonati e avevano bisogno di essere rigenerati.

 

L’intervista a Giovina Caldarola, co-founder di Lacapagrossa

Quali sono le attività del coworking comunale e i progetti futuri? Lo abbiamo chiesto a Giovina Caldarola che ha raccontato -in un’intervista per PugliaNext- la tenacia dei suoi compagni di squadra dalla “capagrossa”.

 

“La capagrossa è uno spazio coworking in periferia, ubicato al piano terra di palazzine popolari.
In realtà la sua collocazione si è rivelata il punto di forza e il vanto a livello progettuale. Si parla della rigenerazione delle periferie, e stiamo ricevendo molte risposte in tal senso. Ma è anche FabLab, un laboratorio dove si fa prototipazione. Ha un’accezione tecnologica e artigianale, è uno spazio tecnico che mira a sviluppare le competenze”.

 

Allo stato attuale il nostro coworking è per metà FabLab e metà laboratorio urbano. Quando abbiamo vinto il bando Mettici le mani abbiamo deciso di destinare la parte economica (25 mila euro) agli strumenti di laboratorio, decidendo di non acquistare gli arredi che, invece, abbiamo costruito noi, riutilizzando e restaurando gli arredi per renderli confortevoli».

 

 

State seguendo dei progetti?

«A Natale abbiamo realizzato Luci e suoni d’artista per il Comune di Ruvo a cui hanno partecipato anche i Laboratori Tanè con l’artista barese Vittorio Palumbo. Abbiamo realizzato un’installazione luminosa che ha destato scalpore generando al contempo critiche e apprezzamenti, come accade per ogni cambiamento. Uccelli luminosi, volatili e una barca (rimasta nella piazza di Ruvo fino a Pasqua) metafora del viaggio e della scoperta sono stati il motivo di progetto Nòve Nòve Nòve (che significa Nove Navi Nuove, ndr) che si collega il bando di rigenerazione urbana (SISUS della regione Puglia) il Comune con l’Assessorato all’urbanistica e alle politiche territoriali, ci hanno coinvolto nel progetto con una serie di incontri di partecipazione cittadina.


Si chiama NòveNòveNòve perché sono:

  • Nove appuntamenti,
  • Navi si rifanno all’avventura, nuovi mondi da scoprire e alla barca di Luci d’artista
  • Nuove, come la novità
novenovenove il progetto di rigenerazione urbana del coworking di ruvo attraverso nove incontri per trovare nuovo utilizzo ai luoghi abbandonati

novenovenove il progetto di rigenerazione urbana del coworking di ruvo attraverso nove incontri per trovare nuovo utilizzo ai luoghi abbandonati

A dire il vero, le titubanze iniziali della cittadinanza si sono sciolte e stiamo avendo una bella partecipazione, lo scopo è di tirar fuori nuove proposte per redigere una strategia di sviluppo seguendo le istanze cittadine.

 

Abbiamo invitato anche altre associazioni, Siamo tutti Tufi di Gravina di Puglia, che ha portato la propria esperienza, Tempo Riuso, associazione di Milano che si occupa di rigenerazione urbana per salvare i Mercati Generali di Milano in contatto con gli architetti, Ivan Iosca e Giorgia Floro che collabora con noi, e che porteranno l’esempio del Comune di Chiari vicino Brescia che con meno di 20 mila abitanti ha patito lo spopolamento del nucleo antico. Con Tempo Riuso faremo una mappatura degli spazi abbandonati di Ruvo, un gruppo andrà in giro per la città e individuerà nuove possibilità di uso».

 

Obiettivi futuri?

«Il coworking ha 12 postazioni dove poter lavorare, librerie in moduli, servizi internet, uno spazio pensato inizialmente alla zona cucina e relax, separata naturalmente dall’area lavoro ma che occupa ora l’area FabLab.

 

«Il coworking è aperto, ma il servizio di noleggio scrivanie seguirà dopo l’inaugurazione di fine estate; vorremmo fare un open week, previa prenotazione, per far provare gratuitamente il servizio per una settimana e far capire come funziona il coworking».

Direttore responsabile del Settimanale online PugliaNext. Giornalista pubblicista, si occupa di web, graphic design e copywriting.