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Pajara e muretti a secco: L’architettura sostenibile in Puglia

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La pajara, l’antica abitazione contadina salentina, e i muretti a secco, alzati per definire i limiti delle proprietà degli appezzamenti di terreno, che si possono trovare su tutto il territorio, sono l’eredità di una civiltà contadina pugliese che viene ancora oggi narrata da un paesaggio che nasconde la tradizione e la vita semplice di una generazione antica.

 

Pajara e muretti a secco: L’architettura sostenibile in Puglia

Basta osservare quelle ultime forme di edilizia “povera” e accostare la mano sulla pietra arsa dal sole per ascoltare una storia antica che rievoca un passato che non c’è più. O forse c’è ancora, come chi cerca di riportarlo a nuova vita e riadattarlo ai giorni nostri. È quello che fa Gianni Bozzi che da 27 anni lavora la pietra ed è un imprenditore specializzato in edilizia sostenibile. La sua specialità: lavorare la pietra a secco.

 

Dal 1990 Gianni lavora la pietra rustica, ha imparato dalle antiche maestranze di Montesardo e fa un lavoro lontano dalla tecnologia e dal digitale, ma per restare al passo con i tempi ha aperto un canale YouTube e tiene anche corsi per insegnare ai giovani e ai tecnici come recuperare una pajara salentina, come costruire e riparare muretti a secco. Una vera arte dell’edilizia sostenibile che convive con il paesaggio, senza invaderne gli spazi, perché “la tradizione contadina è uno stile di vita -racconta Gianni Bozzi- che ricerchiamo inconsapevolmente, non è una questione di moda o tendenza, è un’esigenza interna che ci spinge ad avvicinarci alla semplicità e ci insegna come vivere bene”.

 

Pietra rustica, muretti a secco e pajare: Nuove opportunità di lavoro?

È possibile iniziare questo lavoro oggi e quali opportunità offre lavorare la pietra a secco nell’ambito dell’architettura sostenibile? Lo racconta lo stesso Gianni Bozzi in un’intervista a PugliaNext.

 

 

Come nasce la passione che, poi diventata il suo lavoro, ovvero la costruzione dei muretti a secco e delle pajare salentine?

«È nato tutto un po’ per caso, non avevo le idee chiare del mestiere, sentivo di avere la predisposizione per un certo tipo di lavori manuali. Man mano che lavoravo scoprivo i segreti del mestiere e di lì è cresciuta anche la passione per il mio lavoro.

«Sono stati i clienti a farmi scoprire questa passione, attraverso le loro esigenze. Mi sono chiesto perché i miei clienti amassero tanto la pietra naturale non lavorata. Quando ho capito questo “segreto”, lo chiamo così perché quando comprendi il significato profondo della pietra come materiale naturale, ti strega e non lo lasci più, ti assorbe completamente. E nonostante quello che si conosce oggi di queste costruzioni antiche, ci sono molte cose di questo mestiere che restano ancora sconosciute, ma possiamo riuscire a capire quella che è la tradizione pugliese e il modo di vivere dei contadini. Questo lavoro per me è come un libro infinito e finché avrò vita e forza per fare questo lavoro, continuerò a farlo con la consapevolezza che non riuscirò a leggerlo mai tutto questo libro, perché ogni giorno scopri sempre qualcosa di nuovo».

 

Qual era l’uso della pajara?

«Era un’abitazione contadina che ha avuto insediamenti più popolosi laddove la predisposizione del terreno permetteva di coltivare e di vivere gli spazi. In pratica in alcune zone ci sono delle pajare che venivano utilizzate come rifugio e a quel punto era possibile trovarle completamente spoglie all’interno e con giunti aperti. Poi c’erano anche quelle adibite anche a uso abitativo per brevi periodi ed erano arredate con forni in pietra, una cisterna per l’acqua e i giunti erano chiusi con la terra ed era messa anche la calce».

La pietra a secco per muri o costruzioni è un lavoro che convive con il paesaggio naturale rispettandolo e rievoca alla memoria la tradizione della Puglia, secondo lei, può destare l’interesse dei giovani?

«La strada giusta per vivere meglio è vivere la natura e costruire in modo equilibrato rispettando l’ambiente.

Questo lavoro è duro ma coinvolgente. Per i giovani vedo un ottimo sbocco professionale. È un tipo di edilizia che racchiude il vivere bene e il turismo con le risorse che abbiamo a disposizione».

 

Lei organizza anche dei corsi per la costruzione o riparazione di muretti a secco, di pajare e recupero di materiali naturali. Ce ne può parlare? Chi segue i suoi corsi?

«Avvicinarsi ai materiali di costruzione di una volta è tutto ciò che già il territorio ti mette a disposizione.

«Le grandi aziende stanno prendendo spunto dal passato, imitano i materiali del passato o cercano di riprodurli. È l’unica strada che ci resta da percorrere perché sono naturali e non fanno male.

«Del corso dei muretti a secco mi ha stupito l’interesse delle persone per il lavoro pratico. Le persone che partecipano vogliono posare le pietre e sono molto coinvolti. La fascia dei partecipanti è varia: dai tecnici come ingegneri, architetti, ai giovani e agli appassionati. L’unico modo per capire le tecniche originali di questo mestiere è frequentare i corsi. Il cantiere edile oggi è influenzato dagli spazi, dalle tempistiche che non consentono di imparare e dall’utilizzo del cemento che facilita il lavoro, ma non ti fa sviluppare la tecnica originale».

«Ecco perché dico che per i giovani questo può essere uno sbocco lavorativo interessante. Noi cerchiamo di scostarci dall’edilizia normale cercando di salvaguardare il territorio e la natura».

 

Muretti a secco della Puglia candidati a patrimonio dell’UNESCO

L’unico muro che dovremmo ‘alzare’ era già stato oggetto di attenzione per la misura 216 del PSR a sostegno degli imprenditori agricoli iscritti alla CCIAA, per il ripristino dei muretti a secco negli agroecosistemi. Come anche, continua a crescere l’interesse per il turismo sostenibile. Non sono rari, infatti, i casi in cui i turisti decidono di trascorrere le loro vacanze all’insegna della natura, del cibo biologico a km 0 provando a rivivere anche per brevi soggiorni in un trullo o in una pajara così come facevano una volta i contadini.

L’attenzione per il passato e la tutela della tecnica antica delle costruzioni dei muretti a secco della Puglia, intanto, è candidata dall’Italia a diventare patrimonio mondiale dell’UNESCO. Per saperlo? Dovremo attendere il 2019. È un rischio che ci auguriamo di correre.

Direttore responsabile del Settimanale online PugliaNext. Giornalista pubblicista, si occupa di web, graphic design e copywriting.