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I millennials non hanno i soldi dei genitori: Il pay per use che condanna

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Quello che sappiamo dei millennials è che amano la tecnologia a tal punto che sembrano quasi presagire come maghi provetti tutte le tendenze dei dispositivi, app, interessi che plasmano e e dietro cui corrono le decisioni dei manager di azienda. Se riesci a individuare l’influencer del momento, i desideri di questa generazione puoi cavalcare l’onda e fare il pioniere.

Quando sentiamo parlare di millennials in realtà c’è sempre una visione ottimistica sull’utilizzo delle opportunità del web e della tecnologia che spianano la strada alle tendenze studiate da top manager e marketer. In realtà questa fiducia parossistica potrebbe nascondere -dipende dalle prospettive- una tristezza patinata che i genitori (ex baby boomers) vorrebbero per i loro figli millennials.

Ma tutto si realizza in una semplice domanda: “Cosa vogliono i giovani d’oggi?”

Vogliono lavorare ed essere felici, connettersi in tempo reale senza barriere ma soprattutto vogliono poter avere potere d’acquisto. Ma vogliono anche maggiore flessibilità negli orari di lavoro tanto che se qualcuno prova a scambiarli per fannulloni, non dovrebbe, invece, dimenticare che i ragazzi di questa generazione lavorano più di altri. L’essere sempre connessi ha agevolato la possibilità di scegliere di lavorare anche da casa o in giro, in mobilità mentre accompagnano i figli a scuola o mentre aspettano l’autobus. Ma lavorano più di altri, e sono sempre reperibili, anche nei giorni festivi. Eh si, è una delle conseguenze dell’industria4.0. Quella che conosciamo ottimisticamente come disruptive metterà a disposizione colleghi tuttofare come i robot, alleggerendo l’uomo da mansioni pericolose e pesanti, ma ridistribuendo le priorità lavorative e gli intervalli di lavoro.

 

Addio 8 ore di lavoro inchiodati alla sedia? In alcune realtà aziendali è già realtà. C’è maggior attenzione alla produttività intesa come qualità per evitare lo stress. Lo sanno bene i freelance che hanno una gestione del tempo differente dal gruppo di lavoro.

 

In tempi di economia collaborativa, mettersi a disposizione per piccoli lavori come aiutare un trasloco, o vendere i prodotti del proprio orto può aiutare a racimolare qualche soldino extra soprattutto per i più giovani che stanno imparando a reinventarsi. Mentre qualcuno, invece, con l’idea nel cassetto prova a mettersi in proprio e lo fa con il crowdfunding.

 

I millennials non hanno i soldi dei genitori: Il pay per use che condanna

Una delle tendenze a cui vanno incontro è sicuramente il pay per use. Ovvero si paga per l’effettivo utilizzo di un servizio senza acquistare la proprietà e nemmeno acquisirne il diritto. È l’unica soluzione forse per i millennials che non hanno gli stessi soldi dei genitori?

Perché quando pensiamo alla “proprietà” ci ritornano in mente i sacrifici che hanno fatto i nostri genitori per acquistare la casa. Ma i millennials riusciranno a seguire le orme dei padri e sostenere il famoso “mutuo” di trent’anni?

 

Secondo United States Bureau of Labor Statistics un campione di lavoratori americani tra i 20 e 34 anni sarebbe rimasto presso lo stesso datore di lavoro in media poco più di due anni (fonte).

Il pay per use risente di una maggiore mobilità che rende difficile davvero comprare la fissa dimora per questioni logistiche ma anche per un potere d’acquisto difficile da conquistare se non per chi ha aiuti dalla famiglia di origine.

 

Probabilmente si sovvertono le priorità di una larga fetta di giovani che non ne intravedono il lato negativo ma piuttosto un’opportunità per concentrare le risorse economiche in investimenti lavorativi, in affetti, viaggi e per realizzare altri sogni.

È una questione di prospettive nell’immediato. Tra un viaggio da una parte all’altra del Continente alla ricerca del proprio posto nel mondo, questi giovani forse hanno solo rimandato -a data da destinarsi- i sacrifici dei padri.

Direttore responsabile del Settimanale online PugliaNext. Giornalista pubblicista, si occupa di web, graphic design e copywriting.