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Memoria digitale: Rischiamo il buco nero, Ecco perché dovremmo stampare i ricordi

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Quanti ricordi si racchiudono in una foto, in una vecchia lettera? Sono i mezzi che per secoli, prima la scrittura e dopo la fotografia, hanno raccontato la nostra storia umana e rischiano adesso con il web di aprire un buco nero sulla memoria digitale.

Memoria digitale: Rischiamo il buco nero, Ecco perché dovremmo stampare i ricordi

Uno dei padri fondatori di internet Vint Cerf che insieme a Robert Kahn aveva creato i protocolli TCP/IP di comunicazione aveva già ammonito in un’intervista al The Guardian che con internet la nostra generazione avrebbe avviato la nostra storia personale a un deserto digitale a causa degli strumenti che utilizziamo per visualizzare, conservare i nostri file e che, in futuro, potrebbero non essere più adeguati a fare quello che oggi riescono senza compromissioni.


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D’altronde è un problema che sicuramente molti veterani dell’utilizzo di spftware e hardware avranno potuto constatare se pensiamo ad esempio a tutto quel materiale archiviato sui vecchi floppy disk.

 

Quante ore di filmato perse dentro ai vecchi VHS e rimasterizzate in CD e poi in pen drive? Questa è una conseguenza dei rischi della tecnologia che ci esporrebbe al “bit rot” di cui Cerf preannunciava con parole lapidarie: “Se tenete a una foto, stampatela”.

 

Il rischio del “bit rot” renderebbe appunto del tutto inutili tantissimi file con estensione oggi utilizzabile con diversi software e leggibili con molti hardware, ma si corre il rischio che questi formati siano del tutto inutilizzabili senza delle licenze o con dispositivi tecnologici che cambiano le loro prestazioni.

Il rischio del “bit rot” renderebbe appunto del tutto inutili tantissimi file Click To Tweet

Immaginate quante mail, foto, testi andrebbero persi se non ci fosse almeno una copia in formato cartaceo.

Per chi presagiva che la carta non avesse futuro, potrebbe ricredersi perché resta ancora lo strumento privilegiato che non richiederebbe altro che gli occhi per leggerlo o visualizzare un’immagine.

 

Davvero dobbiamo aspettarci un deserto digitale? Se pensiamo ai nostri pensieri, foto affidate a Facebook come una sorta di libro di memorie, cosa accadrebbe se il nostro profilo venisse hackerato o se violassimo gli standard della piattforma (per un qualsiasi motivo) o qualcuno facesse segnalazione e il nostro profilo diventasse inutilizzabile?

 

Da qui nacque l’idea di un fotolibro coi pensieri di Facebook realizzato da MysocialBook, ovvero un vero e proprio libro cartaceo (come quelli veri) che potesse racchiudere con una copertina brossurata le foto e i post del nostro profilo per renderlo sempre sfogliabile in qualsiasi momento.

Ma d’altronde, quante volte ad amici o parenti in visita abbiamo detto “dai che ti faccio vedere l’album dei ricordi?”. Bene, a ragion veduta i nostalgici potranno esultare e potranno rifarsi su chi li canzonava come “antiquati” una foto stampata in un album, una vecchia lettera hanno un odore particolare che il buon Proust, quando raccontava delle petite madeleine e della memoria involontaria riecheggiata da un sapore o da un odore batte ancora la tecnologia e potrebbe salvarci da un deserto digitale.

Direttore responsabile del Settimanale online PugliaNext. Giornalista pubblicista, si occupa di web, graphic design e copywriting.