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Local Marketing, come farsi trovare dai clienti nelle vicinanze. Intervista a Luca Bove

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Il local marketing è uno strumento di web marketing utilizzato per migliorare la presenza del business e la ricerca dei potenziali clienti o persone interessate ma sembra che nessuno lo sappia. La dimostrazione di quanto sia uno strumento sottovalutato sono le migliaia di schede di google my business ma anche quelle su Facebook di tipo local che nella maggior parte dei casi non sono aggiornate, sono gestite male e lasciate al loro destino.

Qual è il destino di queste schede non aggiornate, che fine fanno?

Circa “meno del 40% delle aziende- secondo una ricerca di Luca Bove e Maurizio Ceravolo, esperti di local search marketing- ha una scheda corretta su Google My Business”.

E il resto? Il resto delle schede non corrette e non aggiornate è un materiale che genera confusione e non offre un servizio di informazione a chi in quel momento sta cercando quello che potrebbe offrire l’azienda in questione. Il local marketing è il primo modo per dare un’allocazione a un servizio o un’attività commerciale. Sono tanto numerosi gli imprenditori e liberi professionisti che registrano un profilo aziendale in questi sistemi local, quanto quelli che poi abbandonano il controllo delle schede dimenticando perfino di averne una, con la conseguenza di creare un caos generale e un disservizio.

 

Local Marketing, Come farsi trovare dai clienti nelle vicinanze. Intervista a Luca Bove

In che modo il local marketing può aiutare lo sviluppo e la crescita del business e quali sono le strategie di local marketing da adottare per far trovare un’attività commerciale? Ne abbiamo parlato con Luca Bove, fondatore dell’agenzia Im Evolution, esperto dal 2007 di local search marketing e organizzatore di Local Strategy Live, il primo evento in Italia di local marketing.

Domanda. Cosa vuol dire fare Local Search marketing?

«Significa utilizzare gli strumenti digitali legati alle ricerche, per portare clienti nei punti venditi fisici. È una attività che dovrebbero fare tutti quei business che si rivolgono a clienti nelle vicinanze e non a quelli che si trovano a cento km di distanza (qui c’è l’eccezione delle strutture ricettive che è un ambito a sé stante però).
È una tattica di marketing relativamente recente, anche se le radici sono molto profonde e partono dalle vecchie Pagine Gialle. L’evoluzione tecnologica ci ha messo uno smartphone (e altri device portatili) nelle nostre tasche. La peculiarità di questi dispositivi è proprio la geolocalizzazione. Ed ecco serviti i vari sistemi di local search dedicati come le mappe online o integrati in altri strumenti più generalisti come i motori di ricerca. In parole povere, significa ottenere buona visibilità sulle Google Maps (e sistemi concorrenti tipo Apple Maps, Here ecc), sulle App utilizzate da utenti per le ricerche locali, e sui motori di ricerca quando usati per cercare localmente».

Cosa si comunica con il local search marketing?

«C’è un utente che cerca e noi dobbiamo fornirgli i dati utili: gli appare subito uno snippet con nome dell’attività commerciale, i dati salienti (telefono, indirizzo, orari), le foto e le recensioni e il link al sito, dove abbiamo il nostro spazio. Molto spesso gli utenti al sito non ci arrivano e si fermano alla scheda. E quindi la scheda deve essere perfetta: con tutti i dati corretti, le foto professionali (c’è la possibilità di fare anche un tour virtuale a 360 gradi con Business Street View) e le recensioni. Occorre quindi stimolare le recensioni dei nostri clienti migliori che saranno belle visibili sulla scheda».

In che modo il local marketing può aiutare le piccole imprese o i liberi professionisti?

«Dati pubblici di Google dicono che circa un terzo delle ricerche proviene da smartphone e ha a che fare con la ricerca di una posizione, ovvero si ricerca qualcosa in una determinata località o nei dintorni. Inoltre la pubblicità sugli smartphone è particolarmente fastidiosa, non amiamo essere interrotti su di uno strumento così personale. Ma ci sono dei momenti (che Google chiama Micro-momenti) dove siamo noi utenti a chiedere informazioni su aziende, quando abbiamo bisogno di sapere qualcosa, andare da qualche parte o svolgere qualche attività. Se noi, come azienda (negozio locale, ristorante o libero professionista che sia), riusciamo a intercettare queste domande abbiamo vinto. Se non lo facciamo, perdiamo il cliente che va altrove, da un concorrente. Oltretutto questi clienti che fanno una ricerca sono i cosiddetti “caldi”, hanno un bisogno immediato, quando cercano sono quasi convinti, dobbiamo solo essere lì pronti a dirgli: Ci siamo e possiamo aiutarti».

Come migliorare il business con gli strumenti del local search marketing

Quali sono gli strumenti che consiglia a chi vuole iniziare a fare local marketing per la propria attività professionale?

«In primis tutti quegli strumenti legati alle mappe online, ovvero Google My Business legato alle Google Maps, ma anche Apple Connect sulle Apple Maps, Here, e strumenti simili. Quasi tutti nella versione base sono gratuiti o hanno costi veramente risibili (parliamo di decine di euro). Poi vanno gestiti e curati nel tempo. Ma non ci sono solo i sistemi di mappe. Ci sono anche i motori di ricerca “classici” che offrono risultati geolocalizzati su cui occorre essere presenti. Per rendervene conto effettuate una ricerca “ristoranti” su google, magari da smartphone, e vedrete che anche i risultati al di fuori delle mappe sono tutti locali. Google sa dove siamo, e ci offre quei risultati che dovrebbero rispondere al meglio alla nostra domanda».

Quali sono le problematiche che si riscontrano con il local search marketing? E come risolverle?

«Ce ne sono tante. Due anni fa con Maurizio Ceravolo abbiamo fatto una ricerca per capire lo stato delle aziende su Google My Business ed è saltata agli occhi una situazione davvero critica. Abbiamo scaricato tutte le schede trovate su Google, quelle verificate erano circa il 40%, molte non avevano il sito web e quelle che lo avevano erano solo il 30%.

Partiamo quindi dalle fondamenta: fate un sito, piccolino, ma fatelo fornendo le informazioni che gli utenti cercano. Poi occorre verificare la scheda Google My Business che in realtà si può fare senza sito, ma diventa limitata. Se non si verifica la scheda si rimane alla mercé del primo che passa vedi il caso della pizzeria Brandi, pizzeria storica che aveva denunciato Google perché indicava il locale chiuso definitivamente senza la possibilità di controllare nulla.


Infine il proprietario o il gestore del punto vendita ha la responsabilità di curare tutte le informazioni relative alla propria attività in ogni posto. Se mandiamo fuori strada un utente perché c’è un indirizzo errato, un numero di telefono vecchio o orari sbagliati, perdiamo il cliente e lo facciamo infuriare.
Per questo è importante controllare periodicamente la propria scheda e prendere i provvedimenti che via via si rendono necessari. Esiste anche un forum di supporto che ci viene in aiuto».

 

In tre step: cosa fare per farsi trovare e migliorare la propria presenza online?

    «Possiamo iniziare a

  1. Creare le schede local su Google My Business, Facebook di tipo locale, altri sistemi tipo Yelp Apple, Here.Dobbiamo avere un sito web che può essere, in alcuni casi, anche una landing page dove si devono dare le informazioni che devono essere utili al visitatore, quindi: Dove sei? Cosa fai? Quando sei aperto e quando sei chiuso? In sostanza, fornire informazioni anche complementari come ad esempio: Sei in centro? C’è parcheggio?
    Creiamo una buona esperienza per chi ci cerca. Trovare soluzioni e rendere più semplice la ricerca
  2. Ottenere recensioni perché influiscono direttamente
  3. Far parlare di sé sul web o anche offline perché anche l’offline stimola il passaparola e di lì le ricerche online».

 

Già un po’ di tempo fa lo stesso Google segnalava i cosiddetti “civici rossi” di attività commerciali non riconosciute e scambiate con altre. Immaginate un centro benessere che diventa una pizzeria e mentre lo cerchi sei lì a girare tra le vie parallele senza risultato. La tecnologia ci mette a disposizioni, anche con servizi gratuiti di base, degli aiuti per migliorare le attività di lavoro.
Sarebbe il caso di cogliere queste opportunità?

Direttore responsabile del Settimanale online PugliaNext. Giornalista pubblicista, si occupa di web, graphic design e copywriting.