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Gnammo, la storia del primo social eating italiano

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Il web decreta Gnammo il primo social eating italiano. Il primo network Made in Italy che apre le frontiere delle cene social, in cui lo spirito della convivialità e della condivisione la fanno da padrona.

La community di Gnammo offre l’opportunità agli “gnammers” di organizzare cene home made preparate dai “cuochi”, cogliendo l’occasione di fare anche gite fuoriporta o anche organizzando cene in qualsiasi città italiana. Ma non finisce qui, la brillante idea dei tre fondatori, Cristiano Rigon, Walter Dabbicco e Gian Luca Ranno, coglie nel segno e coinvolge anche i ristoranti e i brand nel circuito Gnammo che ad oggi conta 200mila “gnammers”e 4mila cuochi sparsi per tutto lo stivale.

Chi organizza la cena richiede un “valore” (prezzo) per la cena e la piattaforma trattiene una percentuale del ricavato. Gnammo come altre piattaforme di condivisione offre la possibilità di guadagno alternativo e sarebbe già il 25% degli italiani a farne uso.

Ripercorriamo la loro storia e la nascita di Gnammo che esce dal web e apre, dopo il caso Uber e Airbnb, il dibattito sulla sharing economy anche in Parlamento.

 

Leggi anche: Sharing Economy in Italia: la community mobilita il Parlamento

 

La storia di Gnammo (raccontata da Gian Luca Ranno)

D. Come vi siete conosciuti?

“Come in tante startup due dei tre founders, cioè io (Gian Luca Ranno) e Cristiano siamo amici d’infanzia e abbiamo trovato Walter il nostro terzo socio barese lungo la strada, intento a cucinare una ricetta simile alla nostra, così abbiamo deciso di unire i progetti a cui stavamo lavorando e dare vita tutti insieme a Gnammo”.

D. Quali sono le Vs competenze professionali, studi o esperienze.

“Io arrivo dal mondo della comunicazione e dal design, ho viaggiato e vissuto molto all’estero e mi nutro di una sana e vorace curiosità verso tutto.
Cristiano è mago dell’informatica e tiene in ordine la cassa, lui arriva da una grossa azienda del settore in cui ha lavorato per quasi vent’anni.
Walter fresco di laurea, esperto di marketing, birra peroni e panino col polpo arrosto si è buttato in questa straordinaria avventura”.

 

D. Come è nata l’idea di Gnammo? Come nasce il naming e lo studio del brand?

“L’idea è nata tra Torino e Bari, da me che poi ho coinvolto Cristiano e da Walter e il suo team, che come detto prima si sono fusi in una cosa sola per dare vita a Convivium… Ops scusate a Gnammo!

Si perché per arrivare al nome ci è voluto più di un mese a buttare ogni tipo di nome su un foglio excel, finché un giorno sono arrivato con quello che ritenevo un buon nome, Gnammo appunto ed ho obbligato gli altri ad accettarlo, perché eravamo esausti per la ricerca… Quindi convinti per sfinimento”.

 

D. Sono previsti cambiamenti o altre funzionalità da introdurre nei prossimi mesi per migliorare l’esperienza della socialità della piattaforma?

“La piattaforma, anche se è arrivata a un livello di sviluppo che riteniamo buono, ha sempre bisogno di migliorie, sia lato usabilità che implementazione di nuovi strumenti.

Quindi qualcosa di nuovo ci sarà, non vi anticipiamo nulla ma tornate sovente a dare un occhio, che mal che vada se non trovate niente di nuovo lato software, troverete ogni giorno centinaia di nuovi aventi e nuovi amici che vi aspettano!”.

 

D. La community premia la vostra idea. C’è ancora diffidenza o poca conoscenza, visti i risultati del programma televisivo Shark Tank?

“Se per i risultati intendi il fatto che non siamo stati finanziati, non era quello il nostro obiettivo ma quello di

arrivare ad una grande pubblico sfruttando questa opportunità televisiva come una grande spot gratuito e così è stato.

Abbiamo poi instaurato dei rapporti con gli “Squali” che vanno avanti ancora oggi e non è detto che non investano, noi sappiamo che quel genere di “categoria” è sempre affamata e quando si parla di fame… Chi meglio di Gnammo per saziarli?
D. Resterà aperta fino al 31 maggio 2016 la consultazione pubblica per la proposta di legge sulla Sharing Economy e in particolare sulla Disciplina sulle piattaforme digitali. Cosa vi auspicate?

La proposta di legge sulla sharing economy, pur non essendo perfetta, è un punto di partenza che serve a focalizzare l’attenzione sulla necessità di un percorso normativo su un argomento tanto nuovo quanto lo è questo. Nonostante alcune lacune, la proposta è composta da idee importanti che possono definire la base del ragionamento a riguardo e, come tu hai detto, c’è tempo fino al 31 maggio perché tutti ci possano mettere mano, quindi… Al lavoro!”.

D. Qual è la situazione attuale di Gnammo: quanti “gnammers” e quante città al momento aderiscono?

“Gnammo è presente in tutta Italia, ovviamente le città più grandi sono le più attive, ma con l’arrivo della primavera anche le gite fuori porta e i piccoli centri incominciano ad apparecchiare le tavole.

Più di 4000 “cuochi” di casa vi attendono e quasi 200.000 “gnammers” pronti ad unirsi a voi in mille nuove avventure culinarie!

Allora che facciamo, vi aspettiamo su Gnammo? Buona giornata e buon social eating a tutti!”.

Direttore responsabile del Settimanale online PugliaNext. Giornalista, si occupa di web, graphic design e copywriting.