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Cosa fa il giornalista web? Come Internet ha cambiato la professione. Intervista a Riccardo Scandellari

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Cosa fa un giornalista web? Di certo non quello che avrebbe fatto una quindicina di anni fa, ma per intenderci nemmeno qualche anno fa. Quando si parla di web è come parlare di aria fritta. Tutti ne parlano ma pochi si rendono conto di come Internet abbia cambiato il modo di lavorare, di conversare, di aggiornarsi e persino di guadagnare. Molte professioni stanno vivendo all’ombra della disruptive innovation e anche il giornalismo online impone nuove regole cambiando anche la figura del giornalista.

Per quanto riguarda il web journalism o giornalista web, un’apertura ai cambiamenti si deve al blogging con la sua immediatezza dei contenuti e conoscenza delle dinamiche della rete che fino ad allora al giornalista, nel senso classico del termine, erano sconosciute. Il web journalist è il web writer con l’animo del giornalista, una fusione di due figure che si riassumono in una mission: coinvolgere i lettori, stimolare approfondimento, riflessione e dare correttezza dei contenuti.

Non cambia l’etica, non cambia l’autorevolezza, la veridicità delle informazioni o il talento: cambiano gli strumenti a disposizione del giornalista web per operare.

Il web è così: all’inizio lo odi perché stravolge il tuo background, tutto quello che credevi di sapere fino a quel momento, poi, se ne comprendi i meccanismi, te ne innamori perché essere online ti offre delle opportunità professionali che non avresti immaginato.

Come cambia la professione del giornalista web ai tempi di Internet

Quali sono le opportunità per un giornalista web di reinventarsi e trovare il suo pubblico? Lo abbiamo chiesto a Riccardo Scandellari, giornalista e blogger che lavora nel mondo del web e della comunicazione dal 1998. Autore di Promuovi te stesso e Netbranding (ed.Webbok), si occupa di strategie di reputazione online per le imprese.

 

Domanda. Qual è la figura del giornalista oggi con il web?

«Il web ha portato a uno stravolgimento di questo mestiere, una rivoluzione che ha colpito tutti i settori, ma sono proprio i giornalisti ad aver subito l’impatto peggiore. Oggi l’informazione viaggia attraverso gli smartphone e i social network, la qualità ha ceduto il passo alla accessibilità con tutto quello che ne consegue. Il calo delle vendite dei quotidiani è una triste conseguenza ed è ancora più triste vedere gli stessi quotidiani che non hanno compreso come reagire a questa trasformazione epocale.
Fortunatamente vi sono anche aspetti positivi in tutto questo».

 

Quali sono le conoscenze o competenze che dovrebbe avere un giornalista o un professionista della comunicazione che intenda operare nel web?

«Questo è un mondo in cui una larga fetta di pubblico che legge poco e si informa attraverso Facebook, un pubblico che, nel piccolissimo schermo del proprio smartphone, ama i contenuti semplici e immediati. Foto, video e infografiche sono maggiormente apprezzate per la loro accessibilità.

Oltre a saper fare a informarsi e a scrivere, il giornalista deve conoscere le dinamiche degli algoritmi di visibilità e l’utilizzo degli strumenti per la produzione e la distribuzione dei contenuti».

 

Quali sono gli strumenti utili per un giornalista che lavora nel web?

«Oggi con uno smartphone si possono girare video di una qualità che solo 10 anni fa era impensabile. Credo che più degli strumenti in quanto tali, dovrebbero conoscerne la grammatica e il corretto utilizzo».

 

Quando si pensa al lavoro di giornalista viene subito in mente una figura legata a una redazione o come addetto stampa, eppure si prospettano possibilità come social media manager, storyteller o gestione di un magazine aziendale ad esempio.
C’è un “attaccamento romantico” alla figura storica del giornalista o ci si sta muovendo anche in altre direzioni per reinventarsi professionalmente?

«Oggi chiunque può essere editore, regista o giornalista e, incredibilmente, avere più successo di quelli con il tesserino o assunti in una prestigiosa testata. I contenuti, se si comprendono il pubblico e le piattaforme in cui pubblicarli, possono essere incredibilmente meritocratici. Conosco ragazzini di sedici anni che, su YouTube, hanno più audience di una puntata di Porta a Porta. Basta avere il senso della notizia e saper confezionare bene il contenuto».

 

Cosa consiglierebbe a chi vuole iniziare questa professione?

«Aprite un blog o un canale YouTube oggi stesso e pubblicate i vostri contenuti. Nel giro di qualche mese potreste accorgervi che non avete bisogno di una testata giornalistica».

 

Pensiamo a quante figure professionali che lavorano online sono state introdotte e che fino a dieci anni fa non avremmo immaginato. Per citarne un paio: il social media manager, il visual storyteller, il community manager e altre. Chissà cos’altro dovremo aspettarci. Occorre essere preparati ai cambiamenti.
Tu lo sei?

Direttore responsabile del Settimanale online PugliaNext. Giornalista pubblicista, si occupa di web, graphic design e copywriting.