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Come valutare i migliori franchising? L’intervista a Luigi Labriola

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È possibile valutare i migliori franchising? Per chi decide di mettersi in proprio con un’attività commerciale si trova sempre a un bivio: aprire un negozio da soli o aprire in franchising?
Sarebbe una buona norma, prima di fare qualsiasi investimento conoscere la legge che regolamenta il rapporto commerciale tra franchisor e franchisee per capire quali sono gli “obblighi” e il “valore aggiunto” di una rete già sperimentata da un altro imprenditore.
È inoltre necessario, come per qualsiasi scelta professionale, consultarsi con i professionisti del settore: commercialisti, avvocati e consulenti per analizzare l’offerta ed evitare di cadere nella rete di un contratto capestro e fare un investimento in tutta sicurezza.

Abbiamo intervistato Luigi Labriola, esperto di retail marketing e responsabile Franchising School con corsi di informazione e approfondimento sul franchising con il Salone del Franchising di Milano, per conoscere meglio il mondo dell’affiliazione, come scegliere i migliori franchising seguendo delle regole informative, gli errori da evitare e per orientare le proprie scelte con consapevolezza e informazione.

Luigi Labriola, esperto di retail marketing

Come valutare i migliori franchising? L’intervista a Luigi Labriola

Domanda. Quando si sceglie di aprire in franchising? Quali sono i vantaggi rispetto a un’apertura tradizionale?

«La scelta è legata alla singola persona che sceglie di diventare imprenditore, ad esempio chi deve cambiare lavoro e decide di investire su una catena, su un know-how già sviluppato. Il vantaggio più grande è utilizzare un brand, prodotti e conoscenze già testati e risultati economici già sviluppati. Immaginate di aprire, invece, un negozio da zero, creare un brand e selezionare i prodotti da zero, fare una scelta di prezzo e di posizionamento».

La Legge n.129 del 6 maggio del 2004 regolamenta franchisor e franchisee nel rapporto commerciale. Quali sono i doveri dell’affiliante e dell’affiliato?

«La legge è relativamente giovane. Agli articoli 4 e 5 della Legge, tra gli elementi fondamentali della catena di affiliazione il franchisor deve garantire la conoscenza del know-how, la copia del contratto, l’atto giuridico ufficiale che andrà a sancire l’affiliazione, tutti i marchi che vengono utilizzati nel sistema e i prodotti di soggetti terzi che saranno trattati. Per intenderci: Cosa vendo, come lo vendo e a fronte di quali servizi?
La legge, inoltre, obbliga il franchisor a dare la lista degli affiliati, la collocazione geografica, come sono variati negli ultimi tre anni i numeri degli affiliati, se è una reta sana e in crescita o perché ci sono variazioni. Tutto questo per dare al franchisee la possibilità di valutare.
Il franchisor deve dare copia del bilancio degli ultimi tre anni dell’attività e dare indicazione dei procedimenti giudiziari o arbitrali che sono in essere nei confronti di ex affiliati o di altre società con cui l’affiliante ha avuto a che fare».

“Il franchisee, da parte sua, è obbligato a non trasferire la propria sede per tutta la durata del contratto, salvo cause di forza maggiore, a osservare, anche dopo lo scioglimento del contratto, la massima riservatezza, rispetto ai contenuti del know-how, delle caratteristiche specifiche dell’affiliazione”.

Quali potrebbero essere queste cause di forza maggiore? Un esempio

«Qualche esempio di causa di forza maggiore potrebbe essere una calamità naturale, dei lavori di urbanistica che durano da troppo tempo e suggeriscono all’imprenditore di valutare un trasferimento. Non sono legati a un andamento non positivo del negozio, ma sono cause esterne che possono dare un danno di immagine e di costo».

 

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I migliori franchising sono quelli low cost?

Qual è l’investimento minimo per aprire in franchising? Ci sono franchising “low cost”?

«Ci sono i franchising low cost ma purtroppo è tanto attraente quanto rischioso.
Ci sono diverse fasce di investimento: dai 10-25 mila euro per avviare l’attività, fino a oltre 200mila.
Dipende da vari fattori: dal tipo di attività, dal settore nel quale si apre, dalla grandezza del negozio, dal valore del marchio e dalla notorietà. Occorre scindere il costo dell’affiliazione dall’investimento totale, ovvero i costi di apertura totale che il neo imprenditore dovrà sostenere. Ci sono i costi dell’affiliazione da una parte con il diritto di ingresso (per utilizzare il know how) e poi i costi che il franchisee deve sostenere: costo del personale, lavori di edilizia, messa a norma del negozio, creazione della società. Tutte queste voci vanno a comporre l’investimento totale».

Perché sono “rischiosi” i franchising low cost?
«Low cost non è un segno che indica un vantaggio in sé, occorre chiedersi: Qual è il valore della catena? Quale la scelta dei prodotti? Com’è la formazione? C’è una garanzia di affiliazione? Risparmio oggi, ma domani?».

Dal boom delle sigarette elettroniche all’effetto boomerang

«Il famoso settore delle sigarette elettroniche, ha avuto un boom di aperture. Era un investimento low cost nella semplicità dell’esecuzione ma è diventato un boomerang. C’erano pochi prodotti, che sembravano garantire lunga vita all’attività ma poi non è stato così. Molti imprenditori si sono affiliati a catene numericamente spropositate, non c’era diversificazione. Le abitudini, le condizioni normative e le mode hanno dimostrato una decrescita esponenziale».

Come evitare i contratti capestro e le truffe nel franchising

Contratti capestro o truffe. Come evitarli e cosa fare se si è stati vittime di un contratto a scapito del franchisee?

«Come evitarle? Innanzitutto avere buonsenso, valutare attentamente gli investimenti che si vanno a fare. Approcciarsi non da persone che stanno cercando lavoro ma da imprenditori.

Affidarsi ad esperti, commercialisti, consulenti, avvocati che possono darci un supporto. Occorre chiedere al franchisor chiarezza e trasparenza nel racconto del modello imprenditoriale. Queste informazioni non devono essere verbali ma contenute in contratti, documenti, materiali operativi che posso controllare e valutare.

Se ci si rende conto di essere caduti nella rete sbagliata di un contratto capestro,

“sarebbe purtroppo necessario andare in causa. Conservare le mail, e trovare un buon avvocato. Non sempre da truffati si riesce a dimostrare di esserlo stati ma si esce sempre come frettolosi e poco attenti. Valutare la reputazione del franchisor, è importante affidarsi a esperti per valutare il mercato. Se dopo questi “controlli” non ci sente sicuri, non sentirsi obbligati a firmare”.

Dove è consigliabile aprire un negozio in franchising? Come si sceglie la zona?

«A volte è lo stesso franchisor che ha studiato un piano di aperture nazionale e indica al franchisee dove aprire e sceglie in base alla tipologia di prodotto, il punto vendita ( ad esempio: centro commerciale, strada pedonale di passeggio).
Non ci sono “zone più o meno adatte” dipende dalla tipologia di attività che si andrà ad aprire. Le indicazioni del franchisor sono fondamentali, ma sono altrettanto importanti le nostre conoscenze, come conosciamo noi la nostra città. Se ad esempio sappiamo che una strada commercialmente è più valida di un’altra.

Alcune discriminanti potrebbero essere ad esempio, l’esposizione del negozio ad ore prolungate di sole o ombra, la viabilità e le caratteristiche della zona (marciapiedi ampi, piante e verde comunale), la disponibilità di parcheggi, l’esposizione al sole. Sembrano tutti aspetti banali, ma in realtà possono fare la differenza e pesare nel successo di un’attività e nella sua valutazione. Per fare un esempio: i prezzi d’affitto variano anche dalla posizione del negozio».

 

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Che tipo di franchising può aprire un aspirante franchisee? Occorre avere esperienza?

«Dipende dalle inclinazioni e capacità. Cosa mi piacerebbe vendere? Più Che tipo di franchising aprire, la domanda da farsi dovrebbe essere A che tipo di franchising io posso aspirare con il mio investimento?
L’esperienza a volte può aiutare. Ad esempio, se si sono avute già esperienza lavorative nel settore come addetto alle vendite o store manager».

Migliori franchising in crescita

Quali sono i settori in crescita attualmente?

«Le catene di abbigliamento e di accessori moda stanno vivendo un momento favorevole. Anche il food che è comunque più costoso come investimento: si pensi alla messa a norma di una cucina (canna fumaria ad esempio).

Sono in crescita per il franchising i settori vicini all’italianità come il cibo, la moda e lo stile».

 

Per non commettere errori, occorre sempre uno studio della proposta, comprendere le proprie inclinazioni personali o background, che saranno poi adeguatamente incrementate dalla formazione aziendale e uno studio della propria zona. Poi, anche quando ci si mette in proprio “da soli” ci sono i rischi commerciali, ma prima di prendere tutte le decisioni occorre fare una valutazione e consultazione con i professionisti per sentirsi sicuri delle scelte che si stanno per compiere.

Direttore responsabile del Settimanale online PugliaNext. Giornalista pubblicista, si occupa di web, graphic design e copywriting.