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Come diventare consulente immobiliare? “Amo rendere le persone felici e studiare”

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Diventare un consulente immobiliare rappresenta per molti la libertà professionale ed economica. Ma come si diventa consulente, cosa c’è da sapere del settore immobiliare? Quali sono le opportunità e i cambiamenti professionali per chi lavora nel settore immobiliare? Lo racconta a PugliaNext Marco Ramberti, un professionista da oltre quindici anni del settore immobiliare e che da qualche stagione è il volto del programma televisivo Compro Casa Finalmente su Fine Living, canale 49 del digitale terrestre.

Dopo un percorso accademico tra l’Italia, la Francia e l’Inghilterra Marco riflette sulla scelta tra un percorso di insegnamento o uno professionale. La scelta “è stata fatta per necessità, dopo una lunga formazione era necessario creare le basi per il futuro economico”. Considera il mercato immobiliare in Italia come il “mercato delle opportunità”.

La scelta professionale «doveva cadere su un mestiere che coinvolgesse le persone e il loro mondo. Amo moltissimo rendere le persone felici. Da li, in modo naturale ho pensato alla Casa, con la “C” maiuscola, un luogo intimo e di massima espressione delle persone e delle famiglie che lo abitano».

 

Marco Ramberti è un coach immobiliare, la sua figura professionale è un’evoluzione del consulente immobiliare, ereditata dal brokeraggio anglosassone per soddisfare esigenze commerciali legate all’incontro di domanda e offerta, disponendo competenze in materie come lo studio dei mercati esteri, il marketing, le normative e le prassi commerciali e creando un rapporto di fedeltà ed imparzialità verso tutte le parti contraenti.

Compro Casa Finalmente, programma TV condotto da Marco Ramberti su Fine Living

«La funzione principale del broker -spiega- è sicuramente quella di tagliare i tempi, avere coscienza dei mercati dove opera e conoscere nel dettaglio tutte le normative. Per semplificare il discorso il broker non è uno che “vende” ma un professionista che argomenta con dati ogni bene e da delle indicazioni di stile, avete mai visto “Il diavolo veste Prada”?».

Domanda. La sua figura professionale è un’evoluzione del consulente immobiliare, oggi è più un coach. Il cambiamento è stato naturale o sta cambiando qualcosa nel settore immobiliare?

«Il cambiamento è avvenuto un po’ per maturità professionale, dopo aver industrializzato i processi ai massimi livelli, avendo studi professionali con 100 persone e arrivando a quasi 500 transazioni, avevo capito di aver perso il mio focus.

A quel punto ho deciso di dedicarmi a poche persone, verso coloro che fossero non solo dei clienti, ma degli amici. Di fatto, quando accompagni una persona o una famiglia a vendere o comprare una casa, non si tratta di marketing, non si tratta di soldi o di mattoni, ma della loro vita.

A quel punto il mio intervento era sempre più importante, ero anche io a scegliere per loro, vado a vedere le case, trovo il pelo nell’uovo, alzo l’asticella delle caratteristiche e, a dire il vero, questa attività è quanto mai fruttuosa oggi, dove il mercato offre numerose opportunità tra le quali è necessario trovare la casa giusta scartandone mille.

Ma il fatto ancora più importante è che essere coach vuol dire ‘scegliere da che parte stare’. Con il gran numero di clienti, di nuovi strumenti e di colleghi sul mercato, ogni volta che aiuto un cliente sono ‘o coach per vendere la casa o coach per acquistarla’, mai in mezzo».

 

Diventare consulente immobiliare: opportunità e cambiamenti del settore real estate

Tre consigli pratici per chi vuole diventare consulente immobiliare. Quali conoscenze sono imprescindibili per chi si affaccia a questa professione?
«Sicuramente

  • corso propedeutico all’agente immobiliare
  • corso di urbanistica
  • corso social e web

e poi… Studiare sempre! È necessario che chi fa questa professione si renda conto che la competenza è il primo fattore per soddisfare il cliente, se non sa una cosa, basta studiarla.

Fare o far fare una scelta in maniera troppo facile -sostiene Marco- è dannoso per il cliente ma soprattutto per il professionista. I clienti non sono più impreparati, quindi la verità è un mezzo di promozione personale. Non sapete quante volte mi capita di clienti che ne sanno di più di un agente immobiliare.

Senza contare, inoltre l’uso dei mezzi tecnologici e di comunicazione permette al professionista di dare un miglior servizio al cliente stesso».

Chi inizia a lavorare nel settore e vuole diventare un consulente immobiliare normalmente il primo approccio lo ha con la soluzione franchising. Come scegliere un’agenzia con cui iniziare?

«Franchising tutta la vita! Il metodo avanti tutto qualsiasi esso sia. Noi italiani siamo sempre saccenti e pensiamo sempre di saper tutto del lavoro che svolgiamo dopo il primo giorno.  Studiare, studiare sempre. La creatività la troviamo dopo una grande preparazione. Un ballerino di danza classica può ‘inventare’ dopo anni di studio, e il ballerino non guadagna come un agente immobiliare».

Leggi anche: Aprire un negozio in franchising: cosa serve sapere

A maggio Marco ha partecipato a IdeaRE, incontro di discussione su proposte e innovazione nel settore della real estate con un’idea su un portale e gestionale gratuito per chi lavora.

Marco Ramberti a IdeaRE

 

«L’idea è già realtà, purtroppo IdeaRe ha dimostrato il fatto che -continua il coach immobiliare- gli agenti immobiliari non sono allineati con il mercato internazionale.
Sono la prova di questa realtà mysirio.it che è un gestionale gratuito e timble.it è un portale totalmente gratuito. Gli introiti vengono dalla pubblicità “in stile facebook” e dalla possibilità di promuovere il professionista e l’agente.

Gli annunci non saranno più a pagamento, questo è l’andamento per tutti i portali – ma i professionisti, continuando ad investire su quei mezzi fanno sì che grandi aziende speculino sulla loro necessità anche se non efficace».

Oggi è il volto di “Compro casa finalmente” su Fine Living, una personale figura dell’agente coach che eredita dal brokering anglosassone. Ci racconta la sua esperienza?

«Nel mondo anglosassone la customer satisfaction è un ‘must’, la collaborazione è ‘scontata’ e la formazione quotidiana.

Quando ho cominciato questo lavoro in Italia, quasi 15 anni fa, ancora questi tre aspetti fondamentali erano cose impensabili, aggettivi sconosciuti, futuristici e quanto mai irraggiungibili.

Piuttosto che essere appesantito da questo atteggiamento preistorico dei miei colleghi di allora, ne ho colto le possibilità e ho considerato il grande valore aggiunto. Ed eccomi qui, dopo tanti anni… La scelta mi ha premiato».

Giornalista e docente di visual e content marketing per le imprese e nei corsi professionali. Si occupa di comunicazione web, graphic design e copywriting.