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Sharing Economy in Italia: la community mobilita il Parlamento

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In Parlamento si cerca di capire di più di Sharing Economy e diventa una proposta di legge presentata dall’Intergruppo Parlamentare sull’Innovazione. La Sharing Economy conosciuta anche come “economia della condivisione” dopo il caso Uber, Airbnb e Gnammo apre una consultazione on line sulla piattaforma Making Speeches Talk disponibile fino al 31 maggio. La community italiana è invitata a partecipare alla proposta di legge attraverso commenti e pareri come fruitori e osservatori di questo fenomeno.

 

Che cos’è la Sharing Economy?

La Sharing Economy, chiamata anche “economia collaborativa” si basa sulla fruizione di beni e servizi in condivisione. La tecnologia, i social e la reputazione on line sono i fattori trainanti di questo cambiamento antropologico che vede gli utenti coinvolti nella condivisione di cene (il caso Gnammo, la piattaforma che offre, tra gli altri servizi, l’Home Restaurant su prenotazione di eventi conviviali, organizzati in casa ad esempio) di trasporti (Uber, BlaBlaCar) o appartamenti in affitto (Airbnb).

 

La proposta di legge sulla Sharing Economy:

La Disciplina delle piattaforme digitali per la condivisione di beni e servizi e disposizioni per la promozione dell’economia della condivisione è la proposta di legge italiana per rimuovere gli ostacoli all’economia della condivisione e che vale ad oggi quasi 3 miliardi di euro stimando entro il 2025 una crescita esponenziale che potrebbe recuperare 450 milioni di euro di PIL (prodotto interno lordo) di base imponibile.

Dopo l’appello di molte aziende della sharing economy a Mark Rutte presidente di turno del Consiglio dell’Unione europea su una giurisprudenza unica in materia in tutta Europa, emerge anche la proposta italiana che porterà il suo contributo alla commissione europea.

Il 70% conosce la peer-economy (peer to peer è il sistema di condivisione su internet) e ad oggi solo il 25% degli italiani fa uso di piattaforme collaborative (ricerche di mercato TNS) ma è un numero sempre in aumento tenendo presente della tecnologia (smartphone e altri device) che è parte della vita di tutti i giorni e con essa il desiderio di socialità e avvicinamento tra chi utilizza il servizio e le aziende. È cambiato il rapporto produttore/consumatore, il pagamento elettronico in sicurezza e non dimentichiamo l’opinione sui social che guida la normale esperienza di acquisto e la reputazione on line.

 

A cosa servirebbe la proposta di legge sulla Sharing Economy?

La proposta di legge sulla disciplina delle piattaforme digitali servirebbe a:

mantenere la concorrenza leale per gli operatori ufficiali di beni e servizi;

evitare l’elusione fiscale e quindi applicare una tassazione del 10% per i redditi, sotto la soglia dei 10mila euro, derivanti “economia della condivisione” dichiarati in un’apposita sezione nella dichiarazione dei redditi. Mentre per i redditi superiori ai 10mila euro è prevista una dichiarazione cumulata con i redditi derivanti da lavoro subordinato.

– trasparenza e tutela dei consumatori.

La proposta di legge vorrebbe incoraggiare le startup e l’innovazione tecnologica in Italia e i commenti alla consultazione pubblica saranno tenuti in considerazione fino al 31 maggio e utilizzati per ripensare alla stesura finale del documento.
Se hai da dire la tua sulla sharing economy puoi esprimere il tuo parere commentando i paragrafi della disciplina e dando nuove idee. Cosa aspetti? Condividi il tuo parere sulla piattaforma Making Speeches Talk.

Giornalista e docente di visual e content marketing per le imprese e nei corsi professionali. Si occupa di comunicazione web, graphic design e copywriting.