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Muhammad Ali, leader carismatico, lo sportivo del ‘900

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Si è spento il 3 giugno 2016 all’età di 74 anni (17 gennaio 1942) Muhammad Ali, al secolo Cassius Marcellus Clay Jr., in una clinica a Phoenix a seguito di una malattia respiratoria complicata dal Parkinson di cui soffriva dal 1984.

Muhammad Ali, lo sportivo del ‘900

Definito in un sondaggio di Focus Storia come “lo sportivo del ‘900”. Personaggio carismatico sopra le righe e di forte determinazione, noto per la sua tecnica di combattimento basata sul movimento di gambe che gli dava enorme dinamicità nel match, di lui si disse “Vola come una farfalla e punge come un’ape”.

Iniziò ad allenarsi sin da ragazzino, dall’età di 12 anni. Allenato da Angelo Dundee vinse l’oro dei pesi mediomassimi ai Giochi Olimpici di Roma nel 1960 e all’età di 22 anni, il giovanissimo Cassius Clay mise a tappeto il pugile indiscusso di allora Sonny Liston nel 1964 guadagnandosi l’ambito titolo di campione dei pesi massimi. Il giorno della vittoria si convertì all’Islamismo e cambiò il nome in Muhammad Ali.

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Arrestato perché si rifiutò di combattere contro il Vietnam, fu allontanato dalla boxe per 4 anni fino al 1971, anno in cui la Corte di Cassazione lo reintegrò nel mondo del pugilato.

La sua obiezione di coscienza lo fece diventare un’icona del dissidentismo degli anni Sessanta. Fu uno dei primi sportivi a dare vita al trash talk, le conferenze stampa sportive canzonatorie e provocatorie nei confronti dell’avversario (come nel personaggio di Apollo Creed del film Rocky ispirato liberamente ad Ali). Tecnica usata anche nel famoso match con George Foreman a Kinshasa, nello Zaire nel 1973.

Su 61 incontri disputati, vanta un record di 56 vittorie, 37 delle quali per KO. Ha perso per KO una sola volta.

Fu uno dei primi a lavorare anche sulla propria reputazione pubblica attraverso le sue parole e diventò un esponente del Potere Nero grazie alla sua personalità che lo distinse come l’atleta afroamericano indiscusso negli Stati Uniti.

Celebre l’accensione della fiaccola alle Olimpiadi americane di Atlanta 1996 in cui Muhammad Ali inaugurava i giochi. Il grande atleta era dotato di una forza di volontà e di un carattere tenace, non si fece moralmente sconfiggere dalla malattia che lo accompagnò per il resto della sua vita e continuò a combattere le sue battaglie di pace, in difesa dei diritti civili, diventando un vero e proprio simbolo per la popolazione di colore americana.

Un esempio di determinazione e fiducia in sé l’hanno trasformato in un vero campione. Quella stessa determinazione che serve in qualsiasi progetto, la fiducia per perseguire gli obiettivi che ci si è posti.

Famosa una sua frase:

Impossibile è solo una parola pronunciata da piccoli uomini che trovano più facile vivere nel mondo che gli è stato dato, piuttosto che cercare di cambiarlo. Impossibile non è un dato di fatto, è un’opinione. Impossibile non è una regola, è una sfida. Impossibile non è uguale per tutti. Impossibile non è per sempre”.

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