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Marketing online: Investimenti bassi e solo il 40% dei negozi è rintracciabile sulle mappe degli smartphone

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Mai come oggi ristoranti, supermercati, negozi di ogni tipo si cercano direttamente sulle mappe accessibili da qualunque smartphone. In Italia però molte grosse aziende non sfruttano le potenzialità della rete, perdendo così l’opportunità di attrarre nuovi clienti. Uno studio edito da Instilla, agenzia di SEO e conversion marketing, ha analizzato 42 grandi catene emesso in evidenza che solo il 40% ha investito in strategie local marketing.

Marketing online: Investimenti bassi e solo il 40% dei negozi è rintracciabile sulle mappe degli smartphone

Il report (che puoi leggere qui) realizzato da Instilla a dicembre analizza 27.690 store di 42 catene sparse in tutta Italia dimostrando come la Local SEO (acronimo di Local Search Engine Optimization, ovvero tutte quelle azioni necessarie a far trovare un luogo o un esercizio commerciale sulle mappe degli smartphone quando si cerca per esempio “supermercato” o “centro commerciale milano”) non è sfruttata appieno nel panorama italiano.
Il 60% dei negozi e delle catene analizzate, infatti, non ha effettuato le operazioni necessarie per rendersi visibile online e rispondere in maniera adeguata alle ricerche locali degli utenti.

Qual sono le conseguenze se un’attività non è localizzata nelle ricerche online?

È praticamente impossibile calcolare la perdita di fatturato dovuto a questo mancato adeguamento dei siti alle tecnologie esistenti ma di sicuro si tratta di una perdita consistente se si pensa che nel 2015 gli utenti italiani hanno effettuato 700 milioni di ricerche da smartphone e altri dispositivi mobile e che l’86% di queste aveva l’intento di trovare prodotti o servizi nella propria zona.

Un sito non ottimizzato e un account Google MyBusiness non completo di un’azienda non aiuta a intercettare la domanda, le milioni di ricerche degli utenti con intento locale. Le conseguenza di un’attività non localizzata nelle ricerche online si traduce in scarsa visibilità online e minore fatturato potenziale.


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“L’utente mobile è un utente “che si muove” e deve ottenere il risultato più utile nel minor tempo possibile. Per questo motivo i motori di ricerca devono mostrare risultati situati nelle vicinanze dell’utente o nell’area geografica che l’utente è intenzionato a visitare – ha spiegato Alessandro Manzi, SEO specialist di Instilla.

Uno degli errori più comuni commessi dalle aziende consiste nella gestione approssimativa e non completa del proprio account Google MyBusiness, servizio che permette ad aziende e professionisti di mostrare la propria attività sulle mappe di Google (con annessa una relativa scheda informativa). L’analisi mostra infatti che solo 9 delle 42 aziende analizzate hanno effettuato le operazioni necessarie per ottimizzare la propria scheda, compilandola con le informazioni locali rilevanti (orari di apertura, indirizzo, numero di telefono, ecc.).


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La bassa digitalizzazione delle catene d’Italia era emersa anche nel report Startup SEO, sempre realizzato da Instilla nel mese di aprile 2016.

Qui era emerso che, su 10 siti di start up italiane, 3 non sono funzionanti. Tra gli elementi analizzati vi erano in particolare la velocità del sito web, la responsiveness (ovvero la capacità del sito di adattarsi graficamente a un dispositivo mobile) e una serie di altri elementi on-site in grado di impattare sul posizionamento del sito tra i risultati di ricerca.

Risulta quindi che le catene analizzate non sfruttano appieno i benefici della Local SEO, grazie alla quale riuscirebbero a trarre vantaggio dalle ricerche locali aumentando così la propria presenza online e di conseguenza i potenziali clienti.

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