single.php

NEXT

Gene Simmons prova a registrare il gesto “I love you” come un marchio

di  | 

Il bassita e co-fondatore dello storico gruppo dei Kiss Gene Simmons ha provato a registrare come un marchio il gesto “I love you” nel linguaggio dei segni. Com’è andata a finire? Rob Davey senior director di CompuMark racconta la strampalata vicenda e come è andata a finire.

Gene Simmons prova a registrare il gesto “I love you” come un marchio

Se hai mai assistito a un concerto heavy metal è probabile che tu abbia visto almeno una volta qualcuno con la mano chiusa nel pugno e tre dita tese, l’indice, il pollice e il mignolo. Questo è un gesto comune che molte persone conoscono come “fare le corna” e nel linguaggio dei segni americano significa “I love you”. Recentemente però vi è stato un tentativo di registrazione da parte di una ex rockstar.
A giugno di quest’anno, Gene Simmons, membro della band glam-rock KISS, ha presentato una domanda di registrazione per il gesto delle corna con la motivazione di “intrattenimento, nello specifico, performance dal vivo di un artista musicale, apparizioni personali di un artista musicale”. Secondo Simmons, il primo utilizzo noto di questo gesto risale al 14 novembre 1974, in contemporanea proprio dell’Hotter Than Hell Tour dei KISS.
Com’era prevedibile, la mossa di Simmons, che ha anche registrato il logo della nota immagine di una sacca con il simbolo dei dollari, è stata accolta in maniera negativa, non solo da coloro che credono che il gesto delle “corna” sia troppo generico per essere registrato da un singolo individuo, ma anche da altri che hanno inteso l’azione di Simmons come un tentativo di capitalizzare una delle frasi più comunemente utilizzate nel linguaggio dei segni americano.
Le acque avevano appena iniziato a calmarsi quando Simmons annunciò di aver definitivamente abbandonato il tentativo di deposito nemmeno due settimane prima che fosse depositata. Anche se le ragioni non sono state confermate, la reazione negativa del pubblico sicuramente non ha aiutato in questo caso. Ma quanto è difficile registrare un gesto, e soprattutto, è mai stato fatto prima?
In poche parole, un gesto della mano non può in nessun caso essere registrato come marchio di per sé. Questo semplicemente perché non rispecchia i criteri di molti uffici di marchi e brevetti, e sarebbe impossibile impedire alle persone di utilizzarli perché registrati come marchi da qualcuno.
L’unico modo per registrare un gesto come marchio è che possa essere ricondotto pubblicamente e istantaneamente alla persona che lo rivendica. Questo di Simmons non è ovviamente il caso poiché il gesto delle corna è stato utilizzato per decenni da moltissime band e singoli individui.
Tuttavia questo non significa che sia impossibile registrare i gesti. Nel 1996 il wrestler professionista americano Diamon Dallas creò il ‘diamon cutter’, un gesto che prevedeva l’unione dei pollici e indici di ogni mano a creare la figura di un diamante, e successivamente lo registrò come marchio con successo. Quando il rapper Jay Z ha adottato un gesto simile quasi dieci anni dopo, Diamond Dallas ha intentato una causa contro di lui per violazione di marchio, e il caso è stato risolto fuori dal procedimento giudiziale con una somma di denaro non divulgata.

Quindi, anche se i gesti possono teoricamente essere registrati, è estremamente difficile farlo, e il gesto in questione deve essere assolutamente associato al richiedente. Non importa quanto sia forte la motivazione, queste sono acque estremamente torbide e gli sforzi compiuti superano spesso i vantaggi, cosa che Simmons sembra aver appreso dalla sua recente avventura.

Esistono infiniti modi per tutelare il brand, ci aveva provato anche la Ducati a registrare il rumore come marchio, sì proprio quel rumore bicilindrico desmodronico, ma anche la Hasbro a registrare l’odore del Play-Doh. Cosa non si fa per rafforzare il brand.

Rivista settimanale online di business e marketing. Raccontiamo le storie e le interviste di chi ce l'ha fatta, curiosità e consigli pratici per iniziare e migliorare la tua attività professionale