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Tutela della privacy e della reputazione con il diritto all’oblio: In quali casi si può richiedere la cancellazione dal web

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Right to be forgotten. Letteralmente “diritto di essere dimenticati”. La percentuale di popolazione mondiale “connessa” nonché la percentuale di utenti delle diverse piattaforme social sono aumentate a dismisura nel corso degli ultimi anni e di conseguenza è aumentata in modo esponenziale la pubblicazione e l’archiviazione di contenuti in rete.

Tutela della privacy e della reputazione con il diritto all’oblio

Risvolto negativo di tale fenomeno è la possibilità che alcuni dei contenuti pubblicati sul web possano risultare dannosi rimanendo sospesi nella rete a tempo indeterminato e tornando nella vita dei diretti interessati come un boomerang a distanza di anni. Si è avvertita quindi la necessità – sempre maggiore – di poter essere dimenticati senza rimanere esposti ai possibili danni che può causare una pubblicazione reiterata nel tempo.
Quando parliamo di diritto all’oblio si fa riferimento a una particolare forma di garanzia necessaria in virtù del diffondersi delle nuove tecnologie la quale comporta la non diffondibilità – salvo particolari esigenze e nel rispetto di un equo bilanciamento del diritto di cronaca e del diritto alla Privacy – di notizie che possano arrecare pregiudizio alla reputazione e all’onore di una persona. Tale fattispecie tutela da un lato l’identità personale e dall’altro i dati personali.
Inizialmente sprovvisto di un esplicito riferimento normativo, il “bisogno” di veder cancellati e/o deindicizzati determinati contenuti dal web inizia ad acquistare importanza e riconoscimento con la sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea C-131/12 del 2014 alla quale, nel corso degli anni, son seguite diverse e interessanti pronunce giurisprudenziali che hanno riconosciuto tale tutela garantendo la massima protezione possibile sul web.

Diritto all’oblio: In quali casi si può richiedere la cancellazione dal web

Attualmente il diritto all’oblio ha trovato un esplicito riconoscimento con il Regolamento Europeo 2016/679 del 27.04.2016 (puoi leggerlo qui) in materia di protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali nonché alla libera circolazione di tali dati. Tale Regolamento però comincerà ad esplicare i propri effetti soltanto a far data dal 25.05.2018.
Vediamo l’evoluzione giurisprudenziale strizzando l’occhio ad alcuni casi pratici dai quali si può agevolmente evincere come il trascorrere del tempo e la mancanza di interesse pubblico siano considerati requisiti essenziali ai fini dell’accoglimento delle domande di rimozione e/o deindicizzazione dei contenuti in rete.

Alcune sentenze inerenti al diritto all’oblio

Significativa è la sentenza del Tribunale di Roma del 03.12.2015 nella quale viene respinta la richiesta di deindicizzazione rivolta da un privato ad un noto gestore di un motore di ricerca di ben 14 URL aventi ad oggetto vicende giudiziarie nelle quali il privato era rimasto coinvolto senza che venisse pronunciata alcuna condanna. Il Tribunale capitolino respinge tale richiesta ritenendo che i dati in oggetto siano di interesse pubblico oltreché recenti.
Un altro caso degno di nota è quello deciso dalla Cassazione con sentenza n. 13161 del 24.06.2016 avente ad oggetto la richiesta rivolta ad una testata giornalistica di rimozione e deindicizzazione di un articolo di cronaca. La parte asseriva che dal permanere sul web dell’articolo fossero derivati un pregiudizio alla reputazione ed un danno all’immagine. La pronuncia della Suprema Corte appare particolarmente significativa in quanto viene fissato in modo arbitrario e senza uno specifico riferimento normativo un termine oltre il quale il diritto di cronaca perde la sua rilevanza: gli Ermellini ritengono, infatti, ingiustificata la permanenza di quello specifico contenuto a causa del tempo trascorso (soli due anni e sei mesi). Ai fini della decisione son risultate particolarmente determinanti l‘accessibilità e la consultabilità dell’articolo ritenute di gran lunga superiore rispetto quelle delle riviste cartacee.

La pubblicazione e diffusione di una notizia di cronaca su un giornale on line viene, pertanto, considerata esorbitante “per la sua oggettiva e prevalente componente divulgativa, dal mero ambito del lecito trattamento di archiviazione o memorizzazione on line di dati giornalistici per scopi storici o redazionali, configurandosi come violazione del diritto alla riservatezza quando, in considerazione del tempo trascorso, sia da considerarsi venuto meno l’interesse pubblico alla notizia stessa”.

Il trascorrere del tempo come requisito essenziale assume quindi a livello giurisprudenziale dei contorni “variabili” da caso a caso ai fini della sua rilevanza.
Per concludere appare doveroso fare un cenno al predetto Regolamento Europeo 2016/679 il quale prevede espressamente il diritto all’oblio inteso come il diritto che ha l’interessato di ottenere la cancellazione dei dati personali che lo riguardano riconosciuto in casi tassativi tra cui per esempio la revoca del consenso prestato, l’opposizione al trattamento o la mancanza di necessarietà sopravvenuta.
Vediamo come la strada fatta sin dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea sia stata lunga e variegata tanto da prevedere una tutela sempre più crescente proprio per la maggiore frequenza di casi simili. Giurisprudenza prima e Regolamento Europeo in un secondo momento si son preoccupati di garantire una tutela dalle maglie quanto più vaste possibili.

Avvocato, iscritto al Foro di Bari, opera in diversi settori del diritto civile tra cui risarcimento del danno, nuove tecnologie, obbligazioni e contratti, recupero crediti. Ha relazionato in convegni e corsi su processo civile telematico, nuove tecnologie, C.A.D. e privacy