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Lavoro smart, “Studi professionali sempre più digital: il 36% è sul Cloud, il 63% sui social”

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Molti studi professionali si sono convertiti al lavoro smart, intravedendo nelle tecnologie un miglioramento per l’organizzazione del lavoro e con le relazioni con i clienti, nonché per la capacità di fornire servizi.

La spesa media in tecnologie informatiche nel 2016 per studio si assesta sui 9 mila euro con un’incidenza pari al 16% dei costi complessivi sostenuti. L’investimento in ICT è pari in media a 8.700 euro sia per i commercialisti sia per i consulenti del lavoro, mentre gli studi legali spendono meno, in media 4.600 euro, e gli studi multidisciplinari molto di più, 16.400 euro. Oltre metà degli studi che ha investito in tecnologia in questi anni giudica significativi i benefici ottenuti (il 33% nota un miglioramento della produttività individuale, il 18% migliore capacità di offrire servizi o ampliare la clientela): una percentuale importante, ma resta un 35% che ritiene ancora modesti o indifferenti questi impatti.

Tra le tecnologie di maggiore interesse per il futuro spicca il sito web, che segna il desiderio degli studi di comunicare con la clientela servita e potenziale.

 


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Ma ben il 36% ha già adottato il cloud computing per tutti o una parte dei processi lavorativi. E uno studio su quattro utilizza i dati che transitano per fornire nuovi contenuti alla clientela. Mentre è boom di utilizzo per i social network, con un incremento di quasi 20 punti percentuali in un anno.

Alcuni risultati della ricerca dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale della School of Management del Politecnico di Milano presentata a Milano al convegno “Professionista X.0 … a ciascuno il suo!” riportano che:

«Il mondo delle professioni, anche se con velocità non omogenee, si sta muovendo verso l’era digitale e lancia un segnale forte: abbracciando l’innovazione tecnologica, gli studi rappresentano un sostegno fondamentale per la crescita del sistema imprenditoriale nazionale – afferma Claudio Rorato, Direttore dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale -. Le tecnologie informatiche stanno supportando lo sviluppo degli studi professionali italiani, che investono sempre di più in ICT anche se non sempre le scelte riflettono le effettive necessità, tanto che i benefici percepiti da alcuni studi sono ancora modesti. Di certo, l’adozione di nuovi strumenti tecnologici sta facilitando l’evoluzione di nuovi modelli di organizzativi, per cui si segnala l’importanza degli strumenti di lavoro in mobilità e il cloud, percepito come leva organizzativa prima che tecnologica. Social network e consulenza online crescono e integrano sempre più la proposta dei servizi, mentre gli smart data rappresentano per alcuni una buona realtà, per la maggior parte una grande area di interesse».

Claudio Rorato, Direttore dell'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale

Claudio Rorato, Direttore dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale

 

«I progetti di innovazione avviati dagli studi professionali riguardano principalmente ancora l’efficienza interna e la gestione delle relazioni tramite le tecnologie, ma l’innovazione sui servizi è già rilevante e segnala una cultura in crescita – afferma Elisa Santorsola, Ricercatrice dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale -. Aumenta l’impatto del cloud computing, che nei prossimi anni vedrà un’importante adozione tra gli studi più piccoli, che manifestano l’interesse più elevato. In generale, l’interesse per le tecnologie di media-alta innovazione è costante tra gli studi professionali, anche se non sempre viene trasformato in progetti reali».

Elisa Santorsola, Ricercatrice dell'Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale

Elisa Santorsola, Ricercatrice dell’Osservatorio Professionisti e Innovazione Digitale

Le tecnologie per rendere il lavoro smart: La ricerca dell’Osservatorio

Il cloud computing è adottato dal 36% degli studi per tutti (nel 16% dei casi) o parte (20%) dei processi lavorativi; il 32% non lo usa, ma è interessato all’adozione, mentre il 25% per ora non ha alcun interesse verso questa tecnologia e il 7% non sa che cosa sia. I principali benefici percepiti da chi utilizza il cloud sono la diminuzione dei rischi (25%) e dei costi (17%), il miglioramento del servizio (16%), l’aumento del tempo a disposizione (16%) e della velocità dei processi (16%), mentre importanti barriere all’adozione restano i timori legati a sicurezza (47%) e privacy (41%) dei dati e alla poca chiarezza sulle responsabilità del fornitore in caso di perdita o violazione dei dati (20%).

Sempre più strategici per il business risultano i Big data e analytics (smart data): il 24% degli studi dichiara di utilizzare i dati che transitano nello studio per fornire nuovi contenuti alla clientela. Le analisi che ne derivano hanno come obiettivo prevalente il miglioramento dell’efficienza organizzativa dei clienti (30%), la riduzione dei livelli di contenzioso (29%), l’efficacia delle azioni di recupero del credito (22%) e la valutazione dell’andamento dei costi del personale (17%). Il 35% degli studi che presenta queste nuove analisi ritiene che i clienti ne siano soddisfatti, mentre il 24% dichiara che i clienti apprezzano ma non riescono ancora a usare queste nuove proposte in modo adeguato.

Sono sempre più usati i social network a sostegno delle attività dello studio, con un incremento in un anno dal 44% al 63%. La consulenza online viene già messa a disposizione dal 52% del campione, a significare un’attenzione ormai maturata verso questa modalità di servizio.

Il lavoro in mobilità è ormai prassi diffusa: l’87% degli studi è attrezzato o interessato al lavoro in mobilità, consentendo ai professionisti di collegarsi al gestionale dello studio in qualsiasi momento e luogo. Per i dipendenti la percentuale è del 62%, segnale di buona propensione per modelli di lavoro “più leggeri”.

Smartphone e tablet però partecipano ancora poco alla gestione dei processi lavorativi. La funzione più utilizzata, ovviamente dopo la chiamata, è la gestione dell’agenda (22%), seguita dalla lettura di articoli (15%) e dalla condivisione di documenti (12%). Ma il 12% degli studi dichiara di utilizzare lo smartphone solamente per le chiamate e per la lettura delle mail.

Per l’immediato futuro, le principali tecnologie oggetto di interesse sono: sito web (38%), gestione elettronica documentale e conservazione digitale a norma (entrambe al 36%), firma grafometrica (33%), portali per la condivisione di documenti e attività (30%). Sono tecnologie ormai pervasive la firma elettronica, presente nel 91% degli studi professionali, le banche dati digitali (presenti nel 72%), la fatturazione elettronica (55%). Il 40% adotta software per le videochiamate 40% e il 33% l’e-learning. Ancora poco conosciute, invece, le tecnologie per il workflow (Non so che cos’è, risponde il 20% del campione), il CRM (non lo conosce il 18%) e le Applicazioni di business intelligence (le ignora il 16%).

Per quanto riguarda le competenze interne, il 37% degli studi pensa che siano da potenziare per quel che riguarda gli strumenti informatici evoluti (come intelligenza artificiale e business intelligence), il 28% cerca più competenze sui social e il 26% sugli strumenti a supporto dei processi lavorativi (portali, GED, workflow).

Il 2016 è l’anno della maturità per gli investimenti digital da parte degli studi professionali italiani: la spesa complessiva in tecnologie per quanto riguarda

avvocati, commercialisti e consulenti del lavoro cresce del 2,5%, raggiungendo 1,142 milioni di euro nel 2016.

 

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