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Cobot, chi sono i colleghi del futuro? L’automazione dei “collaborative robot” nella vita quotidiana

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Ci vorranno degli anni prima che il fenomeno dell’automazione prenda piede in quasi tutte le attività lavorative o che i cobot diventino parte integrante della quotidianità e integrino le normali attività lavorative. È difficile fare affermazioni certe a riguardo, se non alcune previsioni come quelle McKinsey fatte sul futuro dell’automazione. L’analisi ha preso in considerazione 54 paesi e secondo questa, ad esempio, il 49% del lavoro agricolo in Italia ha il potenziale per essere automatizzato. Un impatto notevole per la produttività e sull’ottimizzazione del lavoro in agricoltura. Questo, in sostanza significa che almeno la metà degli impiegati nel settore potrebbe affrontare il cambiamento dell’automazione.

Cobot, chi sono i colleghi del futuro?

Una delle conseguenze più naturali della digital disruption potrebbe essere proprio l’utilizzo dei cobot, (collaborative robot) per svolgere mansioni di routine e alienanti, se non perfino pericolose.

I cobot siamo soliti immaginarli come robot umanoidi, ma nella maggior parte dei casi sono bracci sensibili e flessibili in grado di spostare oggetti o piccole parte da assemblare.

A differenza dei classici robot industriali che sono “programmati” da esperti tecnici per eseguire un lavor, i cobot riescono a memorizzare le manovre mostrate dal “collega” umano e ripeterle. Sono dotati di un sistema di sicurezza, pertanto riescono a lavorare a gomito, a collaborare con gli uomini senza pericolo di incidenti o collisioni.

Il concetto cobot nasce nel 1995 da un’idea della General Motors Fundation pensando a un ambiente collaborativo tra uomo e macchina. La duttilità di questi esecutori automatizzati sta nel fatto che potrebbero essere spostati da una postazione all’altra con più facilità rispetto ai vecchi automatismi progettati per quel lavoro specifico da un tecnico.

Una delle conseguenze più naturali della digital disruption potrebbe essere proprio l’utilizzo dei cobot, (collaborative robot) per svolgere mansioni di routine e alienanti, se non perfino pericoloseClick To Tweet

Il piano industria 4.0 è attualmente “oggetto di importanti discussioni, spesso facendo riferimento al rischio di una crescente disoccupazione. Va comunque detto –secondo una ricerca di TradeMachines– che nessuno è in grado di prevedere con certezza quali saranno i veri effetti dell’automazione robotica e come questa inciderà sui livelli di occupazione. Saremo sostituiti in tutte le nostre mansioni? La diffusione dei robot porterà nuove forme di lavoro?”.

 


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L’automazione dei “collaborative robot” nella vita quotidiana

Con le prime rivoluzioni industriali il 99% dei lavori agricoli vennero automatizzati, portando un’intera generazione a sviluppare nuove competenze. Da quel momento in poi si sono affacciati nuove professioni che no immaginavamo nemmeno.

Data Analytics, sistemi open source e diffusione dei robot rappresentano l’alba di una nuova era, i cui prodromi sono rintracciabili nella recente rivoluzione digitale. Risulta difficile prevedere quali settori (se non tutti) saranno affidati a processi automatizzati: al momento le aziende sembrano puntare maggiormente su trasporti autonomi, sanità e arte, nelle sue varie declinazioni. Tuttavia, lo spettro di applicazione rimane per lo più inesplorato.

 


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In breve, una volta sorpassata la paura di una disoccupazione dilagante, si apre un universo di opportunità, con un ambiente di lavoro dove uomini e robot possono cooperare in armonia. In questo modo vengono ridefinite le concezioni tradizionali di lavoro e occupazione.

Al momento possiamo immaginare che le mansioni più generiche potrebbero essere in futuro sostituite o implementata una maggiore formazione continua per chi lavora in collaborazione con questi pionieri dell’automation.

La Germania è il terzo mercato per la robotica e la disoccupazione è in calo (-37%, vedi infografica di TradeMachines).

Uso dei Cobot nel futuro

Uso dei Cobot nel futuro: infografica di TradeMachines

I cobot hanno la capacità di fare anche delle rilevazioni e accompagnare l’uomo nelle sue mansioni quotidiane. Dopo Baxter, il primo collaborative robot, in grado di comprendere le sue mansioni e riprodurle, abbiamo il cobot M.A.R.I.O (acronimo di “Managing active and healthy aging with use of caring service robots – Sistema di gestione dell’invecchiamento attivo e in salute mediante l’uso di robot assistivo”) il robot assistente con cui interagire anche attraverso un tablet posto nella parte anteriore e che si prenderà cura degli anziani con demenza senile. Il cobot potrà fare telefonate, leggere, ricordare gli orari dei pasti o delle pillole. È in prova da pochi mesi anche presso la struttura ospedaliera Casa Sollievo della Sofferenza di San Giovanni Rotondo.


Già i medici hanno accolto il cobot che assisterà gli anziani dal punto di vista mnemonico e sociale.

 

La robotica era già subentrata nel settore sanitario e sempre in Puglia, questa volta a Bari al Policlinico Giovanni XXIII, con l’uso di Da Vinci, il robot a quattro bracci che già da qualche anno è utilizzato nel reparto di urologia per interventi chirurgici.

Direttore responsabile del Settimanale online PugliaNext. Giornalista pubblicista, si occupa di web, graphic design e copywriting.